Page 207 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E .. MAITRES À PENSER .. : .. 197
Rivista Militare del maggio dello stesso anno 1872, che (come si legge sull' En-
ciclopedia Militare) avrebbe convinto (in così poco tempo!) il Ministro Ricotti a
disporre la costituzione di questa nuova specialità della fanteria C 67 ).
A parte il fatto che il vero padre degli alpini, colui cioè che li ha creati, è
stato solo il Ministro Ricotti, bisogna tener conto che:
a) l'impiego di milizie locali fornite dalle popolazioni delle valli per contrastare
- con le stesse finalità - un'eventuale invasione francese era già stato orga-
nizzato nei secoli precedenti dai duchi di Savoia, che disponevano di un esi-
guo esercito a lunga ferma;
b) nel 1872 esistevano già truppe idonee prima di tutto all'impiego in montagna,
ed erano i bersaglieri creati nel 1836. Questo corpo non era, però, necessa-
riamente composto da montanari e soprattutto non era a reclutamento locale;
c) si era invece ritenuto necessario disporre di truppe a reclutamento locale
(quindi più rapidamente mobilitabili), pratiche di luoghi e con tutte le carat-
teristiche positive dei montanari. Non a caso lo stesso Perrucchetti parla di
bersaglieri delle Alpi e non di alpini;
d) alla necessità di disporre di truppe con queste speciali caratteristiche molto pri-
ma del Perrucchetti avevano accennato, ad esempio, Felice Orsini (1852), i ge-
nerali Carlo e Luigi Mezzacapo (1859), il capitano Domenico Asti (1869) (6s).
Chi, però, ha nettamente anticipato il Perrucchetti è stato il colonnello del
genio Felice Martini, autore nel 1868 di un Progetto sui bersaglieri delle Alpi (da
lui ripreso nel 1871 in tre articoli sulla Rivista Militare) che lo qualifica come
profeta sconosciuto - più che inascoltato - degli alpini. In tale progetto il Martini
- come più tardi farà il Perrucchetti - sostiene la necessità di costituire fin dal
tempo di pace un nucleo permanente per la rapida mobilitazione di milizie lo-
cali, con tutte le qualità dei montanari (da lui descritte con chiarezza) e con i
compiti prima indicati, ai quali aggiunge la guerriglia.
In due recenti articoli sulla Rivista Militare C 6 9), il generale Franzosi ha er-
roneamente indicato come fondatore degli alpini il già citato generale Agostino
Ricci, che effettivamente ne ha rivendicato la paternità sulla Rivista Militare del
1894. Senza addentrarsi in querelles, va solo eletto che il generale Ricci nelle eser-
citazioni "logistiche" della Scuola di Guerra del 1868-70 ha semplicemente previ-
sto la mobilitazione eli milizie locali per il presidio delle fortificazioni (di frontiera
e non). Non ha mai parlato di alpini o bersaglieri delle Alpi, né ha mai parlato
(come il Martini e dopo di lui il Perrucchetti) di costituire nuclei permanenti per
la mobilitazione di tali milizie, delle virtù dei montanari, di altri compiti specifici
oltre a quello del presidio delle fortificazioni. Per ultimo, il Perrucchetti non può
essere presentato come un "maitre à penser" che avrebbe convinto il Ministro
Ricotti: se mai è avvenuto il contrario, perché l'idea maturava già da tempo nel-
le alte gerarchie e il capitano di Stato Maggiore Perrucchetti, come accade nei
Comandi, ha molto probabilmente ricevuto l'incarico di studiarne la fattibilità, di
proporne le soluzioni di dettaglio e di renderne edotti i Quadri alla vigilia di un
provvedimento che non poteva trovare tutti concordi per due motivi: perché

