Page 211 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER": ...                       201


             La  tesi di fondo  di Douhet è  assai semplice.  In certa misura egli adatta al-
         la  guerra  aerea  gli  stilemi  e  le topiche  di  Mahan  per la  guerra  marittima,  a  co-
         minciare  dall'impiego  a  massa  e  offensivo  delle  forze  e  dal  carattere  decisivo
         attribuito alla guerra nel rispettivo elemento. Sempre per le stesse, ovvie (anche
         se contrapposte)  ragioni,  le  teorie  di  Douhet sono  diventate  assai  popolari  tra
         gli  ufficiali  d'aviazione  di tutti  i Paesi,  così come quelle  di Mahan lo sono state
         per gli  ufficiali  di  Marina.
             Secondo  Douhet,  in  futuro  per evitare  l'inconcludente,  sanguinosa  e  di-
         spendiosa guerra di trincea non basteranno né il  carro armato,  né il sommergi-
         bile;  anche  con  questi  nuovi  mezzi,  la  guerra  di  superficie  non  potrà  che
         rimanere statica e di logoramento. Solo il grande aereo da bombardamento, ve-
         ra  corazzata  del  cielo  ugualmente  capace di  combattere  nell'aria  e  di  bombar-
         dare, potrà risolvere rapidamente ed economicamente il conflitto prima conquistando
         il  dominio dell'aria e  poi colpendo con l'impiego anche di gas non tanto le for-
         ze  militari,  ma le  industrie  e  le  popolazioni,  le  vie  di  comunicazione,  tutto  ciò
         che le  sostiene  sia  materialmente  che  moralmente:  sarà  così  possibile  ottenere
         un rapido crollo,  prima di tutto morale,  della  nazione avversaria.
             Naturalmente,  poiché l'aviazione  da bombardamento diventa  l'unica Arma
         veramente capace di risolvere la guerra Douhet ritiene necessario concentrare su
         di essa tutte le risorse,  anche a discapito delle forze  di superficie; sostiene inol-
         tre,  per lo  stesso motivo,  l'inutilità  dell'aviazione  da caccia  e  delle  difese  aeree
         e  la  necessità  di  eliminare  le  aviazioni  dell'Esercito  e  della  Marina,  da  lui  rite-
         nute  oltre  che  inutili,  superflue  e  dannose  perché sottraggono  risorse  alla  mis-
         sione  principale  dell'aria  (senza  la  quale  nemmeno  tali  aviazioni  "ausiliarie"
         potranno agire).
             Prevedibilmente  queste  idee  di  Douhet hanno scatenato  la  reazione  degli
         esponenti dell'Esercito e della Marina. Tra quest'ultimi spicca l'ammiraglio Romeo
         Bernotti, che oltre che principale avversario di  Douhet può essere definito pro-
         feta  (inascoltato fino  ai  recenti  anni  '80)  dell'aviazione  navale e  della  portaerei,
         oltre che erede (tuttora inascoltato) di un concetto interforze e unitario della sto-
         ria  e  strategia militare  caldeggiato senza alcun successo,  oltre  cento anni fa,  da
         Domenico Bonamico < 82>.
             Secondo il Bernotti,  le  idee di  Douhet sono estremiste, utopiche,  dogmati-
         che e  non hanno la  possibilità di  essere realizzate,  né è  possibile prevedere in
         anticipo quale Forza Armata,  quale arma, quale strategia avrà la precedenza nel-
         la  futura guerra.  In ogni caso la Marina non potrà rinunciare all'aviazione nava-
         le, sia per l'esplorazione che per l'offesa antinave; l'aereo è destinato a diventare
         un vettore  d'arma  navale  di  importanza  almeno  pari  a  quella  del  cannone  di
         grosso  calibro.  Per ragioni  prima  di  tutto  di  tempestività  d'intervento,  però,  ol-
         tre che essere alle dirette dipendenze del comandante in mare l'aereo dovrà es-
         sere  imbarcato  su  apposite  navi  portaerei,  mentre  anche  l'aviazione  autonoma
         basata a  terra (cioè l'Aeronautica) dovrà tenersi in misura di effettuare interven-
         ti  controforze sia sulla terra che sul  mare.
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