Page 202 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 202

192                                                           FERRUCCIO  BOTII

                 l'opera del Marselli !...! servì indubbiamente a ridestare,  o meglio,  a destare
                 da  noi l'interesse per i problemi militari,  mostrando che anche l1talia par-
                 tecipava  degnamente a  tale forma  di attività spirituale,  valse a  migliorare
                 la cultura dei nostri ufficiali, e a far conoscere in qualche modo il Clausewitz;
                 ma quanto ai risultati positivi nel campo scientifico,  bisogna pur conclude-
                 re che essi furono oltremodo scarsi.  Così ci sembra di poter confermare an-
                 che per La guerra e la sua storia quanto assen' il Gentile per tutto il resto:
                 "Non scoprì nulla, si può dire ...  ma anch'egli rispecchia il momento del no-
                 stro pensiero e contribuisce non poco a farcelo  intendere". Appartiene,  in-
                 somma,  alla storia della  cultura più che a quella della  scienza C 5 S).
                 Il  Fieri,  dunque,  "calca"  notevolmente  sui limiti  dell'opera  del  Marselli,  ma
            non  ne  mette  bene  in  evidenza  quei  pregi,  che  sulle  orme  del  Pisacane,  del
            Pepe,  del  Blanch C 5 9)  ne  fanno  (altro  che  De  Cristoforis!)  il  vero  fondatore  del
            pensiero  militare  contemporaneo  e  inoltre  un  precursore  di  branche  di  studio
            che oggi sono di grande interesse  e  attualità.
                 Se  il  Marselli non ha detto niente di nuovo, dopo Clausewitz e Jomini qua-
            le autore europeo o  italiano, fino ai  nostri giorni, ha detto qualcosa di veramente
            nuovo? Una domanda alla  qualità  né il Fieri  né altri  hanno risposto,  per la  sem-
            plice  ragione  che  non  è  possibile  rispondere.  Si  deve  ammettere  che  il  tentati-
            vo del Marselli  di superare sia Jomini che Clausewitz  per giungere a  una sintesi
            teorica  originale e  nazionale non può dirsi  del tutto  riuscito,  perché egli  rimane
            sostanzialmente nella scia jominiana; resta però il fatto che è  stato il  primo e l'ul-
            timo  in  Italia  a  tentare  una  siffatta,  ardua  operazione  e  che  l'accettazione  di
            un'impostazione  più  jominiana  che  clausewitziana  dell'arte  della  guerra  non gli
            impedisce  di  fare  a Jomini  e  allo  stesso  Clausewitz  una critica  fondata.  Ciò  che
            egli  afferma  sui principali  problemi  militari  (molti dei quali  ancora attuali)  appa-
            re  condivisibile,  perché  risente  di  quella  "teoria  del  giusto  mezzo"  che contrad-
            distingue lo scrittore come l'eminente esponente dell'Esercito con incarichi di alto
            prestigio  (perché  il  Marselli  è  stato  anche  tale).  Egli  sostiene  la  possibilità  di  ra-
            zionalizzare almeno in  parte,  di sottoporre a  leggi scientifiche il  fenomeno guer-
            ra;  in tal  modo si  distacca  dallo spiritualismo  clausewitziano ma si  avvicina  assai
            alla  tendenza  di  fatto  prevalente  nelle  guerre  occidentali  del XX  secolo,  dove  il
            materiale,  la  logistica,  le  macchine  hanno  imposto  e  impongono  un'impostazio-
            ne  razionale  e  razionalista  della  problematica  strategica  che  poco  spazio  lascia
            all'imprevisto,  e  dove  intere  teorie  sono state  costruite  intorno  al  materiale.  Né
            può essere trascurato il Marselli storico e storico anche del pensiero militare,  con
            magistrali  analisi e  giudizi  sui  principali scrittori che fanno  tuttora  testo.
                 In  tutti  i casi,  il  Fieri  dimentica  che,  anche se tuttora  ignorato  dai  sociolo-
            gi  militari  italiani  (e in  particolare dal  Caforio) C 60 ),  il  Marselli  può essere defini-
            to  un  autentico  precursore  della  sociologia  militare  italiana e  della  pedagogia
            militare.  In  tempi  a  torto  presentati  da  certa  storiografia  del  dopoguerra  come
            regno dell'autoritarismo repressivo e dominati dalla separatezza delle Forze Armate,
   197   198   199   200   201   202   203   204   205   206   207