Page 197 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAÌTRES À PENSER': 187
b) la crisi del Sud, che alimenta il brigantaggio, dovrebbe essere sanata
(come oggi!) con lavori pubblici, ferrovie, strade, buone leggi e buona
amministrazione, lotta alla disoccupazione, ecc.;
c) senza esservi preparato, l'Esercito è costretto a operare in una situazio-
ne di pressoché totale franamento e vuoto dei pubblici poteri, che lo
costringono ad assumere iniziative e responsabilità anche non di com-
petenza militare, alle quali non è e non può essere preparato;
d) le difficoltà che l'Esercito incontra sono aggravate dalla mancata pro-
clamazione iniziale - per ragioni politiche e d'immagine internazionale
- dello stato d'assedio, che crea un pernicioso dualismo tra poteri civi-
li e poteri militari, con l'Esercito che ha di fatto tutte le responsabilità,
però senza disporre degli strumenti necessari. Pagano questa situazio-
ne i gradi inferiori, che ricevono ordini verbali rispondendo però delle
loro azioni anche alla magistratura.
9. In sintesi l'Esercito opera in una situazione che rende è inevitabile una re-
pressione assai dura, e nella quale anche eccessi ed errori sono da mettere
in conto. In un quadro di vacatio legis, si ricorre alla fucilazione immedia-
ta- senza processo- di coloro che sono catturati con le armi in mano (co-
me peraltro hanno fatto, fino ai nostri giorni, tutti gli eserciti). È illusorio
contare su statistiche attendibili; ma non sono giustificate e documentate
nemmeno le centinaia di migliaia di vittime denunciate da taluni autori. Ad
ogni modo, la relazione della citata Commissione d'Inchiesta del 1863 oltre
a confermare le osservazioni degli autori prima da me citati consente di
chiarire bene il quadro nel quale nasce la cosiddetta legge Piea contro il
banditismo (tra l'altro dovuta all'iniziativa di un deputato meridionale). Essa
non è, come affermato da taluni autori del dopoguerra, espressione forma-
le e dimostrazione della durezza della repressione militare, ma al contrario
intende - nei limiti del possibile - disciplinarla meglio e moderarla, pre-
scrivendo misure per facilitare l'abbandono della lotta armata e per por fi-
ne alle fucilazioni senza processo e disponendo perciò l'istituzione di Tribunali
militari con la condanna a morte dei soli banditi colti in fragrante. Per gli
altri, è prevista la deportazione in luoghi di pena lontani (le carceri locali
sono dominate dalla camorra) accompagnata dal sequestro dei beni.
In sintesi, il reale contesto nel quale si sviluppa e si spegne il banditismo
accredita la tesi di fondo del Monnier, che intende dimostrare "la differenza enor-
me che esistente tra i disordini delle province napoletane e le insurrezioni dei
carlisti e dei vandeani", dissipando "la confusione consapevolmente alimentata
da certi giornali per dare ai sommovimenti di questo paese le dimensioni pro-
prie di una guerra civile" cso>.
Per ultimo, la letteratura militare del periodo 1848-1870 consente di smenti-
re due diffuse opinioni degli storici e dei sociologi militari del dopoguerra: che la
problematica derivante dal rapporto tra Istituzioni militari e democrazia in Italia sia
nata - su input americano - solo dopo il 1945, e che i generali italiani (a questo

