Page 194 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                rivolte, anche se non tengono conto a sufficienza della vulnerabilità delle for-
                mazioni serrate di fronte alla crescente efficacia delle armi da fuoco:  ma non
                possono in alcun modo fare  del De Cristoforis il fondatore  del pensiero mi-
                litare  nazionale,  visto  che  la  bibliografia  in fondo  al  suo libro  elenca  opere
                in massima  parte francesi  e  lo stesso De Cristoforis candidamente afferma di
                non poter citare opere italiane,  perché non le  conosce.
             12.  Assai di più del De Cristoforis merita la qualifica di pensatore autenticamente
                italiano Carlo  Pisacane, C 43 )  anche  se la  sua triste  fine  nel  1857  per opera di
                quegli stessi  contadini  che voleva  redimere  e  convertire  alla  causa naziona-
                le,  segna  anche  il fallimento  definitivo  dell'utopia  nazionale,  sociale  e  mili-
                tare  da  lui  sostenuta.  Riprendendo  molte  idee  del  Filangieri  e  del  Pepe  e
                richiamandosi all'esempio dell'antica Repubblica  Romana il cui nerbo milita-
                re erano i contadini piccoli proprietari all'occorrenza anche soldati,  Pisacane
                traccia  un modello militare  la  cui  sostanza è  eminentemente nazionale  e  ha
                caratteri  di  originalità.  Prima  ancor  che  essere  sociale,  infatti,  quella  da  lui
                vagheggiata  è  una  rivoluzione  nazionale,  che  dovrebbe  essere  condotta  da
                un grande esercito regolare con tutti i pregi dell'esercito  permanente, senza
                averne  i difetti  prima  di tutto  morali  e  disciplinari.  Di  qui  l'esigenza di  mo-
                tivare  le  masse  con  radicali  riforme  sociali,  che  le  rendano  consapevoli  di
                combattere anche  per i loro interessi.  Il  suo è  un esercito regolare che rap-
                presenta la  seconda fase  (quella organizzativa) dell'insurrezione popolare, si
                basa anch'esso su  una severa disciplina e  sull'obbedienza passiva davanti al
                nemico  e  si  addestra  combattendo.  Fatto  rilevante,  nei  suoi scritti  (così  co-
                me in quelli del Cattaneo e  di alcuni sostenitori della nazione armata sul mo-
                dello  svizzero,  che  intorno  al  1860  pubblicano  i  loro  studi  sul  Politecnico
                diretto dallo stesso Cattaneo)  si  riconosce la  necessità di disporre,  in  tempo
                di  pace,  di  un'aliquota sia  pur ridotta  di  forze  permanenti,  aprendo così  la
                porta  alla  formula  dell'esercito  "lancia e  scudo".
                I giudizi di taluni storici del dopoguerra,  secondo i quali Pisacane non sa li-
                berarsi del tutto dai riflessi della sua formazione  militare "tradizionale",  sono
                perciò infondati:  semplicemente egli si dimostra  realista,  riconoscendo come
                Mazzini  e  Bianco  che  solo  numerose forze  regolari,  sia  pur rinnovate  nello
                spirito e  nello stile  di  comando e  con profondi legami con il  popolo,  avreb-
                bero potuto assicurare uno sbocco positivo alle  insurrezioni  popolari e  otte-
                nere  la  vittoria  della  rivoluzione  nazionale.  Al  tempo  stesso  nega  sia  pur
                indirettamente  l'esistenza  di  strategie  speciali  e  alternative,  affermando  che
                "una è  la  guerra  e  una la  scienza,  sia  essa guerra di  popolo che regia".
                Sul  banditismo  del  periodo  1861-1870  sono  state  finora  privilegiate  le  fonti
                che condannano la  dura  ma inevitabile  repressione  dell'Esercito  e  fanno  del
                Sud una sorta di vittima della "conquista" piemontese. Anche in  questo caso,
                sono state finora  praticamente ignorate le fonti  che considerano il  fenomeno
                "dall'altra parte",  dalla parte cioè del nuovo Stato  italiano.  Quattro scritti me-
                ritano di  essere citati in particolar modo:  Le Nozioni storiche sul brigantaggio
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