Page 190 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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n periodo delle guerre d'indipendenza (1848-1870) nella letteratura coeva:
questioni da rivedere
Sarebbe un errore ritenere il periodo delle guerre d'indipendenza 1848-1870
un capitolo chiuso, sul quale è già stato detto tutto. È vero: è stato detto tutto -
o quasi tutto - in fatto di storia degli eventi; si è però finora trascurato un esa-
me organico, comparativo e spassionato della letteratura coeva, posta in non ca-
le dalla retorica imperante fino all'ultima guerra e, dopo, utilizzata solo per
quegli autori o quei passi (avulsi dal contesto) che confermavano determinate
tesi o determinati approcci politico-sociologici.
In realtà tale letteratura, se studiata a fondo e senza preconcetti, consente
di fare finalmente il punto su questioni fondamentali finora non approfondite a
sufficienza o trattate in modo assai opinabile e parziale:
il concetto di guerra rivoluzionaria e guerra di popolo;
la contrapposizione guerra regia/guerra di popolo e il significato spregiativo
attribuito al termine guerra regia;
le effettive caratteristiche e il ruolo del volontarismo;
il correlato rapporto volontarismo- Nazione armata - esercito permanente;
la reale natura e le cause vicine e lontane del banditismo meridionale, che og-
gi è quasi di moda legittimare e giustificare come moto di riscatto sociale del-
le plebi del Sud, trascurando i sentimenti e le ragioni dell'altra parte, cioè di
coloro che erano dalla parte del nuovo Stato unitario.
Sono costretto a sintetizzare al massimo argomenti e autori spesso scono-
sciuti, trattati con sufficiente ampiezza nel Vol. II (1848-1870; in corso di stam-
pa) della mia opera Il Pensiero militare e navale italiano dalla Rivoluzione Francese
alla prima guerra mondiale.
l. È errato il tentativo di collegare la guerra rivoluzionaria (o la guerra di popo-
lo) esclusivamente a determinate forme strategico-operative (ad esempio in-
surrezioni e guerriglia) che escludono l'apporto di forze regolari. L'aggettivo
"rivoluzionario" va sempre riferito essenzialmente all'obiettivo politico della
guerra; questo è già dimostrato - senza bisogno di riferirsi alle guerre limita-
te post-1945- dagli scritti di Mazzini, Garibaldi, Pisacane.
2. In tali scritti, la guerra di popolo non esclude affatto l'impiego di forze rego-
lari, ma - clausewitzianamente - comporta il ricorso a tutte le risorse di un po-
polo in una guerra che, pertanto, assume un preminente carattere nazionale e
non di classe (così come sono state, ad esempio, le rivoluzioni anticoloniali-
ste dopo il 1945).
3. Gli avversari della monarchia piemontese e taluni studiosi del dopoguerra
hanno attribuito a "guerra regia" il significato di guerra non spinta a fondo,
volutamente limitata negli scopi e obiettivi, funzionale agli interessi della mo-
narchia e delle classi dominanti ma in contrasto con le aspirazioni popolari e
con le reali esigenze della causa dell'indipendenza nazionale. Il suo prototi-
po è stato indicato nella guerra 1948-1949 di Carlo Alberto (che dopo tutto è

