Page 185 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER": ...                       175

        Francia  e  della  Spagna  e  con  il  concorso  di  altri  fattori  contingenti favorevoli.
        Egli  è  nemico  dichiarato degli eserciti  permanenti e  retti  da una ferrea  discipli-
        na del tempo, che giudica inutili,  troppo gravosi per il  contribuente, docile stru-
        mento di oppressione interna al servizio esclusivo dei sovrani, socialmente dannosi
        perché costringono a  rimanere celibi masse di giovani proprio nell'età più favo-
        revole  alla  riproduzione,  e  oltre  tutto  poco  efficienti,  perché  "se  i  loro  sudditi
        tremano innanzi alle  loro truppe,  le  loro truppe fuggono  innanzi all'inimico".
             Poiché  al  momento  - prosegue  il  Filangieri  - non  sono  più  possibili  ag-
        gressioni  improvvise  e  la  miglior  difesa  dei  troni  è  la  giustizia  e  l'umanità  dei
        principi, la  soluzione più valida è  un esercito di cittadini,  che si formerebbe  so-
        lo  in guerra  e  in tempo di pace si  addestrerebbe,  alla  domenica,  sotto la  guida
        di  ufficiali  scelti  tra  i  proprietari  più  ricchi  e  nobili  del  posto,  che  in  tal  modo
        non dissiperebbero più nei vizi  e  nell'ozio delle guarnigioni le  loro sostanze,  e
        curerebbero  di  più  le  loro  terre:  "questi  soldati  sarebbero  tanti  Spartani,  tanti
        Romani  [  ... ].  L'inimico  non guadagnerebbe niente  allora,  guadagnando una bat-
        taglia,  perché troverebbe sempre nuove  resistenze,  finché  troverebbe nuovi cit-
        tadini  da combattere;  le  guerre sarebbero allora  rare,  e  giuste,  e  le  loro  vittorie
        onorevoli  ... ".  Gli eserciti potrebbero essere più numerosi e  più potenti: non è ve-
        ro che un esercito a  lunga ferma  ben addestrato si troverebbe in vantaggio con-
        tro truppe improvvisate,  perché "questi vantaggi sono compensati dalla mollezza
        che l'ozio delle guarnigioni ispira al soldato"; due o tre mesi basterebbero per fa-
        re  di  un contadino  indurito  dal  lavoro  un buon soldato,  mentre  due o  tre  setti-
        mane di fatica  distruggerebbero un esercito di  caserma,  non abituato ai  disagi.
            A questa visione idilliaca, utopica e tipicamente illuminista dei vantaggi che
        assicurerebbe  una nuova legge  di  reclutamento,  il  Filangieri  aggiunge - questa
        volta senza preoccuparsi dei costi -l'esaltazione del ruolo delle forze navali, che
        "converrebbe innalzare sulle ruine  delle  truppe di terra",  perché aiuterebbero il
        commercio  e  la  prosperità  nazionale.  Egli  prevede  anche  che,  grazie  alle  loro
        forze marittime, gli Stati Uniti saranno un giorno in grado di dettare legge all'Europa.
        In  tal  modo - cosa  finora  ignorata - egli  anticipa  anche  un cospicuo filone  di
        pensiero, che nel secolo XX tende a presentare le forze  navali (o aeronavali) co-
        me  economica  espressione  militare  delle  nazioni  democratiche,  industriali  e
        commerciali,  in contrapposizione al  "militarismo"  delle  nazioni continentali,  che
        fanno leva  su un forte  esercito (Germania,  Russia) C21).
             In questo Convegno Virgilio  Ilari si è  a  ragione chiesto perché,  nonostante
        la  gran  copia di  studi  particolari,  l'Italia  non è  mai  riuscita  a  produrre una sin-
        tesi della propria storia militare del Rinascimento (io aggiungerei: una sintesi del-
        la  propria storia  militare,  dal  Rinascimento  in poi).  Ebbene,  già  nel corso  delle
        guerre napoleoniche il poeta Ugo  Foscolo  ha  indicato  agli  italiani  la  storia  e  la
        storia  militare  come  passaggio  obbligato  per far  loro  acquistare  una  coscienza
        nazionale,  quindi indurli a  battersi per l'unità e  l'indipendenza dell'Italia.  Perciò
        ha coltivato, senza mai realizzarlo,  il progetto - significativamente parallelo - di
        una Storia d1talia e  di una Storia dell'arte della guerra,  dove si sovrapponevano
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