Page 184 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             scienza e  arte della  guerra,  che  riduce  alla  differenza  tra  cognizioni  puramente
             teoriche  e  loro  pratica  applicazione;  quest'ultima  richiede  specifiche  attitudini  e
             capacità,  quali solo un uomo di ingegno e  un Capo  può avere.  Divide  la  scien-
             za della guerra in sei  parti  "integrali e  primarie":  costituzione generale dello sta-
             to militare (cioè organica), disciplina, tattica, arte dell'ingegnere, artiglieria, strategia.
             Definisce quest'ultima "arte di comandare e dirigere le operazioni di guerra", che
             forma  "la parte sublime e  più estesa della scienza,  poiché ne presuppone ed ab-
             braccia tutte  le  altre  parti".  Ciò che afferma  in merito alla  strategia  ne fa  un pre-
             cursore di Clausewitz;  ma  non basta.  Si  occupa anche di  personale e  disciplina,
             mettendo in guardia dagli inconvenienti di una disciplina troppo dura e vessato-
             ria,  raccomandando di trattare il soldato come un uomo, di risvegliare in lui buo-
             ni sentimenti, di provvedere ai suoi bisogni. Così si deve fare anche per il sottufficiale,
             "anima della disciplina";  infine l'ufficiale deve essere pagato in modo da consen-
             tirgli  di vivere  decorosamente,  senza  intaccare  il  suo patrimonio.  Quel che  è  più
             importante,  il  De Schorn non ammette  alcuna  barriera  di  classe:  a  suo giudizio
             anche il soldato e il sottufficiale, se lo meritano, devono avere la possibilità di ar-
             rivare agli alti  gradi (non bisogna dunque aspettare,  per questo,  Napoleone ... ).
                  Questi interfaccia del pensiero del De Schorn portano ad anticipare di oltre
             vent'anni l'inizio degli studi strategici,  finora attribuito al Lloyd,  al Biilow (che se-
             condo Jomini avrebbero sollevato,  a  fine  secolo XVIII- inizio sec.  XIX,  "un pri-
             mo velo" sulla strategia) e  allo stesso Jomini,  a Clausewitz e  all'Arciduca Carlo di
             Lorena,  che nel 1804-1806 cominciano a pubblicare i primi scritti sull'argomento.
             Di  più:  pochi  scrittori  di  strategia  dei  due secoli  successivi  hanno  dimostrato  la
             chiarezza e  elasticità  di idee del De Schorn.  Anche  nel campo della  disciplina  e
             del trattamento del personale, il De Schorn è  un precursore; quanto egli dice in-
             duce a riferire le caratteristiche classiste, la disciplina vessatoria e assoluta ecc. at-
             tribuite  dai sociologi militari di oggi e  di  ieri agli  eserciti  del XVIII  secolo,  come
             proprie dei cattivi eserciti e  assai di  meno dei buoni eserciti del tempo passato.
                  Un  altro  autore  poco  e  mal  ricordato  è  l'illuminista  napoletano  Gaetano
             Filangieri,  che  anch'egli  prima  della  Rivoluzione  Francese,  con  la  sua  celebre
             Scienza della legislazione (1780-1785) già sostiene una forma di ordinamento mi-
             litare  a  torto  considerata frutto  della  Rivoluzione  Francese:  la  "nazione armata"
             (cioè  un esercito  di  massa  composto da  cittadini-soldati addestrati  per brevissi-
             mo tempo in pace, e chiamati alle armi solo in caso di emergenza) czo)_  Sostenendo
             questa  particolare  forma  ordinativa  il Filangieri  anticipa tutte quelle  argomenta-
             zioni antimilitariste  e  pacifiste e  quegli aspetti sociologici e  economici che,  fino
             ai nostri giorni,  hanno caratterizzato gli scritti degli autori contrari alle forme  as-
             sunte nel XIX  e  XX  secolo dalle Istituzioni militari dei principali Stati europei, e
             in particolar modo ai  numerosi eserciti di leva del tempo di pace.
                  Non  casualmente  il  Filangieri  elabora  le  sue  idee  mentre  è  in corso  la  ri-
             voluzione  americana  1775-1783,  nella  quale  un  improvvisato  esercito  locale  di
             cittadini dalla malferma disciplina ma ricchi d'entusiasmo, finisce  con il prevale-
             re  sulle  poche truppe volontarie a  lunga ferma  inglesi,  sia  pur con l'aiuto della
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