Page 182 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             si  è  dati  la  pena di  leggere,  o  di  leggere  con la  dovuta attenzione  e  concentra-
             zione  (tra  l'altro,  bisogna  leggere  tutte !e  opere  di  un autore:  non solo  l'opera
             principale).  Perciò  per "profeti inascoltati"  io  intendo coloro che hanno intravi-
             sto sprazzi importanti  della  realtà  del  loro tempo o  del futuro,  senza essere og-
             gi  ricordati e  apprezzati come meritano o  almeno senza essere  ben interpretati,
             anche perché, come osservava Amedeo Mecozzi nel 1929, "dire 'i precursori' non
             equivale  sempre  a  dire  'i  maestri'.  Spesso  i  precursori  che  proclamano  le  loro
             certezze  obbediscono  a  un vago  intuito  e  poi mentre  ritengono  di  sviluppare  i
             portati  di  tale  intuito  per mezzo  del  ragionamento,  non fanno  che  deformarli,
             giungendo  a  conclusioni  assurde" 0 6 ).  Conclusioni  che,  ovviamente,  squalifica-
             no anche le  parti valide e  durature  delle  loro teorie ...
                  In secondo luogo, se nel titolo del mio intervento ai  "profeti inascoltati" so-
             no stati  aggiunti i "maitres à  penser",  c'è più di una  ragione:  anche i "maitres à
             penser"  di  un'epoca  possono  essere  ingiustamente  dimenticati  nell'epoca  suc-
             cessiva,  diventando  così  per  i  posteri  dei  "profeti  inascoltati"  (o viceversa).  In
             tutti  i casi  i "maitres  à  penser"  vanno studiati a  fondo  e  anch'essi  ben interpre-
             tati,  altrimenti provocano seri danni.  Può inoltre accadere che un "maitre à  pen-
             ser" per una data corrente di pensiero - o  addirittura per una data Forza Armata
             - non lo sia affatto per un'altra corrente di pensiero o un'altra Forza Armata, che
             magari  contrappongono  loro  propri  idola.  Infine,  la  distillazione  e  la  riduzione
             in  pillole - per finalità  magari contingenti,  pratiche  e  ben precise - del  pensie-
             ro di un "maitre à  penser",  può farne  un autore buono per tutte  le stagioni,  da
             citare per snobismo o per sostenere le tesi più diverse (tipico è il caso di Clausewitz,
             dopo  il  1945  tirato  in  ballo  nelle  più  disparate  occasioni  infiocchettando  qual-
             che sua frase,  naturalmente avulsa  dal  contesto).
                  Occorre dunque un approccio prudente, organico e ragionato agli scritti dei
             "maitres à  penser".  Più  nel concreto,  oggi sarebbe dannoso continuare a fare  ri-
             spettivamente  di  Clausewitz,  Mahan  e  Douhet - le  cui teorie  spesso si  elidono
             a vicenda - degli inimitabili obelischi al centro della riflessione storica,  in tal mo-
             do governata  da  contrapposti  ipse dixit a  uso e  consumo  esclusivo  di  ciascuna
             Forza Armata, con il solo risultato di aumentare la loro incomunicabilità. Nessuna
             teoria  o  dottrina,  in  quanto dovuta  agli  uomini e  non agli  dei,  è  mai  riuscita  ad
             aderire  completamente o  per sempre alla  realtà Cl 7 ).  È errata  la  frequente  affer-
             mazione  che  questo  o  quell'autore  del  passato  è  attuale  o  pienamente attuale.
             Invece ogni autore ha parti - magari  importanti - ancora attuali e  altre  che non
             lo sono più,  non lo sono mai state o  lo sono solo in parte;  sta all'acume  critico
             dello studioso distinguerle,  naturalmente secondo la  propria sensibilità  e  i pro-
             pri parametri  di giudizio.
                  Ogni autore è  inoltre  uomo del suo tempo,  della sua  Nazione e  se militare
             della sua Forza Armata, se "accademico" della sua corrente accademica. Clausewitz
             ben esprime  l' animus dell'esercito  e  della  Nazione  prussiana;  il  suo  avversario
             Jomini,  svizzero ma francofono,  dà veste militare  e  strategica all'illuminismo e  al
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