Page 189 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAITRES À PENSER": ... 179
politica e strategia, che da esse ricavano delle direttrici obbligate da percorrere:
in questo senso, la strategia non è che la politica armata e non vi è differenza
tra espansione demografica e militare.
Nel corso della Restaurazione Giuseppe Mazzini e Carlo Bianco di Saint
Jorioz - quest'ultimo nobile e ufficiale di cavalleria piemontese, compromesso e
costretto all'esilio dopo i moti militari del 1821 in Piemonte- enunciano le loro
teorie sui mezzi militari per conquistare l'indipendenza nazionale, basate sulla
guerriglia (31). Il Mazzini enuncia dei criteri generali, il Bianco sfruttando le sue
competenze militari compila un vero e proprio manuale di istruzioni per la guer-
riglia, rifacendosi all'esempio della guerra d'indipendenza spagnola illustrato dal
La Mière. Secondo Walter Laqueur, il Bianco "fu il primo in Europa ad elabora-
re la strategia di una guerra di liberazione nazionale mediante l'uso di tattiche
guerrigliere; egli parlò anche della necessità di imporre una dittatura rivoluzio-
naria e di usare mezzi terroristici contro i nemici della rivoluzione" C 32 ).
Poco o nulla studiati e citati fino all'ultima guerra, nel contesto politico-so-
ciale del periodo della guerra fredda gli scritti militari di Mazzini e Bianco han-
no conosciuto un certo revival, con interpretazioni non sempre super partes,
serene e condivisibili. È bene perciò ricordare che: a) sono scritti di propagan-
da e miranti a far proseliti, non elaborazioni teoriche spassionate, in vacuo e a
tavolino; b) sono costretti a prendere atto che al momento gli eserciti regolari
degli stati pre-unitari, fedeli ai prìncipi a loro volta succubi dell'Austria, non so-
no disponibili per la causa nazionale, e richiedono oltre tutto quello spirito e
quella preparazione militare che gli italiani, dopo secoli di servaggio, non pos-
seggono; c) di conseguenza Mazzini e Bianco non possono essere indicati sic et
simpliciter come "maìtres à penser" della guerriglia vista come sistema alternati-
vo (sempre vincente e permanentemente valido) alla guerra di eserciti regolari
e come unica forma di vera guerra di popolo, perché la teorizzano solo come
unico espediente strategico valido - al momento e particolarmente nella
Restaurazione - data l'indisponibilità di forze regolari disposte a battersi contro
l'Austria (che sarebbero ben lieti di guadagnare alla causa nazionale); d) preve-
dono pertanto, non appena possibile, la costituzione di un grande esercito re-
golare, repubblicano e nazionale.
Basti citare quanto afferma Giuseppe Mazzini in uno scritto del 1839, ri-
stampato più volte fino al 1861:
le Bande non sono, nel mio concetto, tutta la guerra italiana; esse non ne
sono che il cominciamento. L 'insurrezione deve tendere a formarsi in eser-
cito regolare, dal quale solamente può uscir la vittoria decisiva, finale. Le
Bande hanno da essere alla Guerra Nazionale ciò che i bersaglieri sono
all'esercito. La piccola guerra deve essere il preludio della grande; la batta-
glia deve distruggere il nemico infiacchito, scoraggiato, illanguidito negli or-
dini dalle zuffe incessanti dei partigiani (33).
In fondo Clausewitz non dice nulla di diverso: questa affermazione, finora
piuttosto trascurata, va pertanto tenuta ben presente se si vuol individuare le rea-
li coordinate di riferimento del pensiero militare mazziniano e dei mazziniani.

