Page 193 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER": ...                       183


             "Italia e  Vittorio Emanuele" - non solo politica ma strategica - Garibaldi, re-
             pubblicano a  suo  tempo  condannato a  morte dalla  monarchia  piemontese,
             ha  riconosciuto  indirettamente  ma  chiaramente  che  l'unità  e  indipendenza
             nazionale  non potevano  essere  raggiunte  senza  e  contro  l'esercito  regolare
             piemontese e  poi  italiano,  quindi  senza e  contro  la  monarchia piemontese.
             Garibaldi non ha dimenticato, come invece hanno fatto Mazzini e  Cattaneo,
             che la strategia è  - come la  politica della  quale è  parte più che figlia  - l'ar-
             te del possibile.  Innegabile che gli  ufficiali  regolari vedevano di malocchio i
             volontari  (e viceversa):  ma l'esercito  regolare  aveva forse  armi,  equipaggia-
             menti,  mezzi logistici,  istruttori validi  in abbondanza,  da poterne dare senza
             danno anche alle  unità volontarie? Certamente no C3B).
          10.  Questi  oggettivi  interfaccia  del volontarismo  si  deducono con sicurezza da-
             gli scritti, finora stranamente ignorati,  di parecchi autori che sono stati anche
             volontari. Basti citare: il colonnello inglese garibaldino Ugo Forbes, autore di
             un Compendio del volontario patriottico (1S54) C39)  imperniato sulla necessità
             che anche il  volontario acquisisca la disciplina e  l'addestramento dell'eserci-
             to  regolare;  il libro  in parte autobiografico di Enrico  Dandolo I volontari e i
             bersaglieri lombardi- annotazioni storiche; C 4 0)  i ricordi del valoroso colon-
             nello  garibaldino  ingegner  Giovanni  Cadolini; C 4 l)  l'opera  di  Paulo  Fambri
             Volontari e regolari,  C 42 > espressione  più  avanzata  dell'antivolontarismo,  che
             pur calcando i toni  ed esagerando in  parecchie  parti,  contiene molti  spunti
             di riflessione  ed è  un efficace antidoto  contro valutazioni  retoriche  o  ideo-
             logiche - quindi non storiche - del volontarismo.
             Né  può essere dimenticato  che lo stesso Fambri era stato,  per così dire,  un
             "irregolare"  e  si  era  dimesso  anche  dall'esercito  regolare,  e  che i  più  validi
             scrittori  militari  italiani  del  periodo  (Carlo  Pisacane,  Carlo  De  Cristoforis,
             Agostino  Ricci  ... )  pur essendo stati volontari  erano decisamente contrari,  sia
             pur per ragioni diverse,  al volontarismo.
             Si  tratta  perciò  di  un fenomeno  tipicamente  italiano  e  tipico  di  una società
             non coesa e con spirito nazionale poco diffuso,  per il quale Antonio Gramsci
             ha affermato che  "pur nel suo pregio  storico,  che  non può essere diminui-
             to,  è stato un surrogato dell'intervento popolare, e  in questo senso è  una so-
             luzione di compromesso con la passività delle masse nazionali".  È ben noto,
             del resto,  che "le  masse"  delle quali parla  Gramsci erano soggette alla forte
             influenza del clero,  contrario all'unità  nazionale ....
          11.  Nel  suo citato intervento al  Convegno del  1969,  Carlo  De  Cristoforis  è  stato
             indicato dal Pieri,  più a  torto che a  ragione,  come "maltre à  penser" e  come
             "il  nostro  maggiore  teorico  del  secolo XIX".  In  realtà  il  suo  libro  Che cosa
             sia la guerra,  pubblicato postumo nel 1860 a cura dell'amico Guttièrez, è  as-
             sai poco originale e risente fin troppo dell'influsso di Jornini e del maresciallo
             napoleonico Marmont.  Le  sue riflessioni,  incentrate sul  principio della  mas-
             sa già indicato da Jornini come quintessenza dell'arte della guerra e della stra-
             tegia, sono senza dubbio utili per gli ufficiali inferiori dell'epoca ai quali sono
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