Page 195 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI INASCOLTATI E "MAÌTRES À J>ENSER":. 185
nelle province napoletane dai tempi di Fra Diavolo ai giorni nostri < 44 > di
Marco Monnier, Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863 - stu-
dio storico-politico-strategico-morale e militare (1864) < 45 > di Alessandro Bianco
di Saint Jorioz (un nome finora sconosciuto, figlio del celebre Carlo e an-
ch'egli ufficiale di cavalleria, che ha partecipato alla lotta contro il brigantag-
gio come aiutante di campo del generale Govone), la relazione della Commissione
parlamentare d'Inchiesta sul brigantaggio del 1863 e infine le memorie del ge-
nerale francese Manhès e del colonnello irlandese Mc Farlan C 46>.
Le conclusioni alle quali uno storico che ricerchi l'obiettività perviene dopo
aver studiato tali opere e quelle contrapposte sono le seguenti.
l. Brigantaggio, guerriglia o guerra civile? I pareri sono discordi. A parer mio
si è trattato di brigantaggio e guerriglia insieme: non di guerra civile (da una
parte c'era l'Esercito, dall'altra una frazione dopo tutto modesta di popola-
zione). Il fenomeno negli anni cruciali ha assunto i caratteri di una vera e
propria guerriglia, ma non ha mai perso, anzi ha accentuato, quei caratteri
di banditismo e delinquenza comune, che hanno poi segnato anche la sua
fine. Infatti non si è mai trasformato in movimento con una direzione uni-
taria e con chiari scopi politico-sociali (la fine del generale spagnolo Borjès,
inviato dalla Corte di Napoli in esilio per coordinare il tutto, è significativa),
ma è stato dominato - con criteri autonomi e gelosa indipendenza - da vec-
chi e nuovi Capi briganti. Capi briganti, perché - aspetto, questo, fonda-
mentale - il tasso di atti di delinquenza comune (rapine, furti, rapimenti,
imposizioni di taglie, grassazioni, ecc.), fisiologico in movimenti del genere,
ha assunto rilievo crescente, togliendo gradualmente al banditismo le sim-
patie e l'appoggio non solo delle classi abbienti ma di chiunque svolgesse
un'onesta attività economica.
2. Non è vero che la causa principale del fenomeno è stato il cosiddetto "pie-
montesismo", che pure ha avuto effetti assai negativi e ha aggravato il tut-
to: già nel 1860-1861 e contro i garibaldini, sono cominciate ribellioni
locali magari guidate dal clero, che hanno provocato pesanti perdite tra i
primi reparti inviati da Garibaldi per reprimere le rivolte.
3. Checché se ne dica oggi del Regno dei Borboni e dei suoi meriti, banditi-
smo, corruzione, inefficienza e arbitrio dei pubblici poteri, mancanza di una
cultura della legalità e di disciplina civica erano fenomeni endemici. Così
come era già ben viva, nel 1860, la delinquenza organizzata (mafia nelle
campagne della Sicilia e camorra nel napoletano), con rapporti spesso di com-
plicità (o almeno di tolleranza) con i pubblici poteri. Ad esempio l'abitato di
Gioia Vecchia in Abruzzo, nel 1807 era stato abbandonato dagli abitanti a cau-
sa dell'ennesima scorribanda dei briganti. E anche le istituzioni militari e lo-
gistico-amministrative del regno di Napoli Cio testimoniano gli scritti di Carlo
Corsi) nel 1861 erano largamente minate dalla corruzione e dalla camorra C 47>:
causa non ultima, questa, della loro totale e affrettata soppressione, benché

