Page 200 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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ha radici prima di tutto politico-sociali e economiche. Anzitutto non sono stati
ben valutati, dalla leadership politico-militare del tempo, i riflessi della saturazio-
ne dei limitati spazi sul fronte occidentale e italiano con fronti continui e profon-
di, guarniti dalle masse di uomini che lo sviluppo economico e industriale rendeva
possibile equipaggiare. Di conseguenza, la qualità e la motivazione delle truppe è
andata costantemente decrescendo; ciò ha reso difficile realizzare quella differen-
za di potenziale tra forze contrapposte, che è indispensabile per ottenere il suc-
cesso delle offensive. Dove e quando tale differenza si è creata (Caporetto, Riga,
Vittorio Veneto) e nei teatri d'operazione caratterizzati da larghi spazi, è stato pos-
sibile ottenere ugualmente grandi risultati e ridare fiato - nonostante la mitraglia-
trice, la trincea e il reticolato - alla guerra di movimento e risolutiva.
La guerra americana, comunque, rimane la prima guerra industriale combat-
tuta da eserciti regolari di massa, che come tali richiedono accurata organizzazio-
ne della produzione e dei rifornimenti e il coordinamento di tutte le risorse morali
e materiali per ottenere uno scopo comune; questi caratteri indirettamente sotto-
lineano ciò che è mancato nelle nostre coeve guerre di indipendenza nazionale.
Come si deduce dalla letteratura politico - militare italiana del periodo 1848-1870,
a esclusivo vantaggio dell'Austria non è stata affatto raggiunta l'unità di tutte le for-
ze interessate a ottenere l'indipendenza nazionale. Come avverrà, purtroppo, an-
che in successivi momenti della nostra storia, quelle contro l'Austria sono state
qualcosa di simile a guerre parallele condotte da due forze diverse, anzi da due
Italie, che raramente si sono unite per raggiungere comuni obiettivi: da una par-
te l'Esercito, la monarchia piemontese e le correnti d'opinione moderate a loro fa-
vorevoli e dall'altra le restanti forze (Mazzini, Cattaneo, ecc.) che intendevano
condurre una loro guerra per raggiungere loro obiettivi politici. Tra queste due
Italie - gli eventi lo hanno dimostrato - non c'è mai stata una saldatura durevole
e completa, con tutte le negative conseguenze che ne sono derivate.
Non può, quindi, essere condivisa l'interpretazione del Rota, secondo il qua-
le queste due diverse forze, pur combattendosi tra di loro, pur essendo distanti,
di fatto hanno svolto funzioni complementari, con il dividersi tacitamente i com-
piti, con il rappresentare "due momenti necessari del processo ricostruttivo" C53)_
Proprio perché non c'è mai stata un'union sacreé, una forza unica, c'è stato bi-
sogno estremo della sottile diplomazia di Cavour e del concorso di fortunate cir-
costanze internazionali per raggiungere - non senza le umiliazioni del 1859 e
del 1866 - l'unità nazionale.
Il caso della guerra americana e della guerra di trincea, perciò, consente di
stabilire che i mutamenti dell'arte militare- e principalmente, ma non solo, della
strategia - sono dovuti a due fattori: il contesto politico-sociale, che determina le
forme e lo spirito di tutte le istituzioni, e il progresso delle tecnologie e degli ar-
mamenti. Non per nulla Napoleone ha condotto le sue folgoranti campagne con
le stesse armi del vecchio esercito regio, e nonostante la loro superiorità tecno-
logica Francia, Inghilterra, Stati Uniti e URSS hanno perduto le guerre limitate
dopo il 1945.

