Page 201 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAITRES À PENSER":                           191

         n periodo  1870-1914:  profeti  incompresi?

             Nella  prima  edizione  (1981)  del  suo  libro  sulla  storia  delle  Forze  Armate
         Italiane, il prof.  Ceva giudica  "conformista e mediocre,  eccezion fatta  per un cer-
         to  numero  di  contributi  strettamente  tecnici" <5 4 )  la  pubblicistica  militare  italiana
         del  periodo  in  esame:  giudizio  non  casualmente  assente  dalla  recentissima  se-
         conda edizione dell'opera.  A parte l'indeterminatezza e  l'ambiguità dell'aggettivo
         "tecnico",  in  realtà tale  pubblicistica,  oltre  ad essere abbastanza ricca,  è  general-
         mente pregevole e  niente affatto  conformista.  Vi  compaiono grandi figure  di mi-
         litari e scrittori (Marselli, Ricci,  Perrucchetti, De Chaurand, Marazzi, Barone, e, per
         la  Marina,  Bonamico e  Sechi. .. )  che sotto  diversi  aspetti  sono profeti  inascoltati,
         perché i loro scritti - così come quelli di molti altri che sarebbero degni di  men-
         zione - hanno quel limite capitale al quale si  è  già accennato:  sono cioè ignora-
         ti  o  poco diffusi  e  studiati  nelle  stesse  Forze  Armate  coeve e  nel mondo  civile,
         anche  se  toccano  spesso  argomenti  di  interesse  politico-sociale  ed  economico.
         Naturalmente,  sono stati del  tutto  messi  in soffitta  dalla  cultura militare  e  storica
         del secondo dopoguerra,  per la  quale gli  stessi  militari - che ne dovrebbero es-
         sere i custodi e  continuatori- dimostrano non di rado- scarso interesse.
             Questi  scritti  occupano un posto più che  dignitoso  anche  in ambito  euro-
         peo,  dove sono pressoché sconosciuti (55).  In  proposito,  poiché - come già  ac-
         cennato - l'intero  pensiero militare  dell'Occidente può tuttora essere ricondotto
         alle opposte correnti di pensiero facenti capo a Clausewitz e Jomini, l'originalità
         e  la  valenza  del  pensiero di  un  autore  non  si  misurano  affatto  dalla  sua  capa-
         cità di dire  qualcosa di diverso dai  capisaldi delle teorie di Clausewitz e Jomini,
         ma dal modo di  interpretare,  collocare,  utilizzare tali  capisaldi e  i loro  riflessi.  Il
         copioso  materiale  fornito  da  questi  due  grandi  autori  può  infatti  essere  inter-
         pretato in  vari  modi,  pur senza pretesa di  "inventare"  niente:  deve essere  chia-
         ro  che "inventare"  non è  più  possibile ...
             Ciò  premesso,  i  due  maggiori  nostri  scrittori  del  periodo  sono il  generale
         Nicola  Marselli <5 6 )  e  il  comandante  Domenico  Bonamico <5 7 ).  Sono anche  due
         profeti dimenticati  (o male  interpretati)  che  potrebbero essere vantaggiosamen-
         te  studiati anche oggi,  perché hanno tre grandi  (anche se ignorati)  pregi  in co-
         mune:  non dimenticano mai di  riferire  le  loro teorie  alla  realtà  nazionale - non
         solo militare - del tempo, superano gli angusti limiti di  Forza Armata,  inserisco-
         no le loro riflessioni in una dimensione storica,  senza per questo essere conser-
         vatori o pedestri adoratori di qualche vecchio idolo, anzi dimostrandosi innovatori
         in  anticipo sui loro tempi.
             Nicola  Marselli,  filosofo  e  studioso  con vasti  interessi  culturali  e  non  solo
         militari,  è  stato criticato dal suo contemporaneo Benedetto Croce e  da Giovanni
         Gentile  per  il  suo  passaggio  dal  giovanile  idealismo  hegeliano  al  positivismo,
         senza  peraltro  dimenticare  del tutto  l'antica  fede.  Anche  Piero  Pieri  dopo aver-
         ne analizzato criticamente le  idee portanti nel  campo militare,  così conclude:
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