Page 191 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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PROFETI  INASCOLTATI  E  "MAiTRES  À PENSER": ...                      181


            costata al  monarca piemontese- da taluni accusato,  senza prove certe, di tra-
            dimento - l'abdicazione  e  una triste  morte  in esilio).
         4.  In  realtà,  se  si  studiano  bene  le  Relazioni e  rapporti finali' sulla  campagna
            1848nell'AltaltaliaC3 4 ) emerge un fatto incontestabile: che l'esercito piemontese
            è  stato sconfitto principalmente perché si  è  dimostrato,  sul campo,  nettamen-
            te  inferiore  a  quello austriaco,  non tanto per numero ma per leadership e  or-
            ganizzazione. Le sue carenze logistiche e organizzative, ancor più forti all'inizio
            della guerra,  non gli avrebbero comunque consentito di spingersi rapidamen-
            te in Lombardia approfittando della (momentanea) crisi  dell'esercito austriaco
            e  presentandosi così come liberatore - e  non come profittatore della loro vi t-
            toria- ai  milanesi C3S).  "Guerra regia",  dunque,  significa  semplicemente guer-
            ra  mal  condotta da  parte  piemontese;  "guerra  regia"  era,  ancor di  più,  quella
            condotta dall'esercito austriaco vittorioso nel 1848/1849 e 1866, così come era-
            no  "guerre  regie"  quelle  condotte  dall'esercito  prussiano  nel  1864,  1866  e
            1870-1871.  E prima ancor che l'apporto delle insurrezioni popolari,  all'eserci-
            to piemontese è  mancato l'apporto degli  altri  eserciti  italiani ....
          5.  Per contro,  nel  periodo  1848-1870  con  le  loro  continue esortazioni  a  spinge-
            re a  fondo  la  guerra,  a  liberare Roma e  il  Veneto,  Mazzini  e  Garibaldi si  sono
            qualificati  come  precursori  dell"'interventismo"  del  1914-1915,  inteso  come
            movimento d'opinione e  di  piazza  perfettamente conciliabile  con l'antimilita-
            rismo  e  il  pacifismo  e  diverso  dal  nazionalismo,  perché  esclusivamente  ri-
            spondente  - lo  vediamo  anche  ai  nostri  giorni  - a  imperativi  ideologici  e
            morali estranei alla real politik e ai calcoli della diplomazia e degli Stati Maggiori.
            Un movimento,  perciò, favorevole  non alla  guerra in genere, ma solo a  quel-
            la guerra,  alla  sua guerra.
         6.  Riguardo  all'effettivo  peso  dell'apporto  popolare  che  avrebbe  potuto  essere
            ottenuto nelle guerre d'indipendenza, basti ricordare quanto afferma nelle sue
            memorie  Felice  Orsini  (repubblicano  convinto  ghigliottinato  in  Francia  per
            aver attentato alla vita di  Napoleone III)  a  proposito dello scarso apporto nu-
            merico  degli  italiani  alle  guerre  nazionali  e  della  conseguente  insostituibilità
            dell'esercito piemontese C3 6 ).  Alle  stesse conclusioni è  pervenuto, quasi un se-
            colo  dopo, Adolfo Amadeo, storico  di  orientamento democratico-liberale:
              quell'insurrezione popolare, furibonda,  dimentica  d'ogni calcolo,  ch'era  il
              mito apocalittico del mazzianesimo,  in Italia  non poteva aver luogo facil-
              mente, perché,  a  differenza della  Grecia e della  Spagna,  non v 'era  coinci-
              denza di sentimento nazionale e sentimento religioso popolare,  ma antitesi
              per la situazione minacciata dal potere temporale dei Papi; perché,  a diffe-
              renza della Spagna,  mancavano tradizioni nazionali {e  quindi anche mi-
              litari- N.d.a.] che scendessero fino al popolo (37J.
            Se l'insurrezione popolare fosse stata veramente ''furibonda, dimentica di ogni
            calcolo",  avrebbe facilmente superato anche gli ostacoli dell'establishment pie-
            montese:  quale rivoluzione vera  non ha incontrato forti  ostacoli?
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