Page 222 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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            "maitres  à  penser",  e  perché  invece,  mancano loro  altri  riferimenti  che  poi ge-
            nerano  profeti  inascoltati  (cioè  "maitres  à  penser"  mancati).  Infine,  come evita-
            re, una volta studiati eventi memorabili o guerre, un esame degli amrriaestramenti
            che ne sono stati tratti  e  lo studio dei  commenti della stampa coeva?
                Se  poi si  vuol  parlare  di  storia  delle  istituzioni  militari,  degli  ordinamenti e
            delle dottrine,  come non analizzare  il  contesto nel quale nascono- e  si rendono
            poi  inadeguate  - le  modifiche,  le  nuove  forme  dello  strumento  militare?  Come
            non riferirsi a ciò che dicono - o eloquentemente non dicono - le riviste di Forza
            Armata? come non ricostruire la situazione interna e  internazionale che rende ne-
            cessari i mutamenti?  come non chiarire  l'intento  del  legislatore  e  dell'ordinatore,
            i vincoli  che deve tener presenti,  le  esperienze che pesano sulla  loro opera?
                Si  può dunque affermare che i critici dell' histoire-bataille non si riferiscono
            alla  vera,  autentica  histoire-bataille (la  quale  non  può non  dare  il  dovuto  spa-
            zio  ad argomenti  che  con  gli  eventi  sono  strettamente  connessi,  anzi  li  inqua-
            drano  e  molte  volte  li  spiegano)  ma  alla  cattiva  histoire-bataille,  alla  storia  "a
            tesi",  oppure  alla  storia  che fa  del  documento d'archivio  (magari  scelto  ad hoc
            tra  molti  altri)  il riferimento  unico,  quando invece - come ci  insegna il  Le  Goff
            - la  presenza,  la  copiosità  o  la frequente  assenza di  documentazione d'archivio
            su un dato argomento  non è  mai casuale e  ha un  preciso significato,  che spin-
            ge il  vero storico a  cercare tutte le  fonti  utili - nessuna esclusa - per chiarire  il
            quadro (lOZ).  L'approccio  tipico  degli  Anna/es nasce  da  questa  esigenza:  allarga
            la  nozione  di  documento  e  giunge  alla  cosiddetta  "storia  quantitativa"  che  uti-
            lizza tutto,  perché - e  qui il  Le  Goff cita  Furet - "il  documento,  il  dato non esi-
            stono più  per se stessi,  ma in  rapporto alla  serie  che li  precede e  li  segue,  è  il
            loro valore  relativo  a  diventare  oggettivo  e  non il  loro  rapporto con un'inaffer-
            rabile realtà". Ecco anche l'importanza della comparazione, fondamentale in un'ar-
            te,  come  quella  militare,  dove  ciò  che vale  è  il  confronto  (con  altre  idee,  con
            altre soluzioni,  e  soprattutto con l'avversario  in un conflitto  "caldo").
                Se  ne deduce che  la  storia  delle  idee  è  in  piena  armonia  con  le  finalità  e
            le metodiche suggerite dalla corrente degli Anna/es, perché in ultima analisi non
            è  che  uno strumento  per capire veramente,  per interpretare  correttamente  e  in
            forma  compiuta la  realtà storica.  Dunque essa non è  affatto  una storia alternati-
            va e concorrenziale rispetto all' histoire-bataille (sempre che quest'ultima sia con-
            cepita dallo studioso come un sia  pur imperfetto tentativo di ristabilire la verità,
            non come veicolo per raggiungere finalità  extra-scientifiche).  E non è  nemmeno
            una branca marginale,  troppo tecnica,  tuttora  riservata  a  qualche adepto ostina-
            to quanto isolato, una branca oggetto di incursioni episodiche su argomenti spe-
            cifici  e  circoscritti anche nel tempo,  che dice  poco o  niente  di utile  per le  altre
            "storie"  e  dunque  può  senza  danno  essere  liquidata  - come  accade  anche  in
            opere recenti Cl03)  - con qualche  paginetta  o  qualche  citazione  che per la  loro
            stessa schematicità diffondono idee inesatte dando luogo a valutazioni semplici-
            stiche dell'apporto dei  vari autori,  senza inserirli  nel  filone  generale del  pensie-
            ro militare  italiano e  europeo, coevo e  successivo.
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