Page 254 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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Intanto è, io credo, molto importante il rapporto che accompagna le vi-
cende dello stato unitario tra élite militari e classi dirigenti, un rapporto di osmo-
si, di rassomiglianza, di collegamento che è per sé un oggetto di riflessione
storiografica. ma poi, se pensiamo che la Prima Guerra Mondiale arriva per
l'Italia a poco più di una generazione di distanza dalla formazione dell'Italia uni-
ta, diciamo dall'unificazione ... perché la presa di Roma è del 1870 ... la guerra
comincia nel 1915 ... poco più di una generazione dopo ... E quindi l'impatto di
questo grande fatto nuovo per la storia dell'Europa è sull'Italia ancora più forte
che sugli altri paesi, sulle altre società, sugli altri stati.
C'è una debolezza dello stato unitario che è investito da questo fenomeno di
immani proporzioni. Si capisce la linea prudente rappresentata da Giolitti e dal ce-
to politico che era intorno a Giolitti, che tendeva ad evitare la guerra. Proprio per-
ché questo ceto che era, diciamo così, animato da un consetvatorismo illuminato
e che conosceva lo spessore dei problemi italiani, percepiva anche il fatto che do-
po un evento come quello della partecipazione al conflitto mondiale l'Italia non
sarebbe più stata la stessa di prima, non sarebbe più stata l'Italia dei gruppi diri-
genti nazional-liberali dei primi del novecento. E invece la guerra arriva. La guer-
ra coinvolge il nostro Paese e da qui nascono una serie di fenomeni nuovi.
Io ho avuto occasione proprio di recente di leggere, per ragioni familiari,
un manoscritto: il racconto della guerra di trincea da parte di un ufficiale, che
era allora un giovane ufficiale della Prima Guerra Mondiale, poi decorato di
Medaglia d'oro, divenuto infine generale. Si tratta del generale Achille Martelli,
il quale scriveva in un manoscritto, mai pubblicato, una specie di diario della
guerra di trincea, ed è una lettura per me impressionante, perché alla brutalità
della guerra di trincea, che era qualche cosa di terribile, diciamo, anche senza
precedenti, questo vivere a tu per tu con i cadaveri quotidianamente, si unisce
la paura, la non preparazione, l'angoscia dei soldati che venivano da ogni par-
te d'Italia, che riflettevano l'immaturità nazionale delle masse popolari del no-
stro Paese. E quindi in questo contesto era molto importante il rapporto che si
stabiliva tra i comandanti ed i loro subordinati, perché erano spesso i coman-
danti che con il loro ascendente potevano salvare i loro subordinati dall'essere
giustiziati per diserzione, perché li motivavano, li incitavano alla guerra.
Bene, dalla Prima Guerra Mondiale in avanti si avvia un processo di mili-
tarizzazione delle masse nel nostro Paese, che è uno degli elementi della for-
mazione dello stato italiano nel novecento. Il fascismo è una variante di questo;
introduce alcune varianti in questo processo. Ma il fenomeno della militarizza-
zione ha in sé un grande rilievo perché è per molti appartenenti ai ceti popo-
lari il momento dell'incontro con lo stato ed è spesso un incontro terribile, non
è sempre un incontro di identificazione.
Quindi rifare la storia della Prima Guerra Mondiale, e di quel che è accaduto
nel rapporto tra Forze Armate e Paese, nel rapporto tra Forze Armate e popolo do-
po la Prima Guerra Mondiale significa sì fare storia militare ma significa anche fa-
re la storia delle modificazioni nel costume, nella mentalità, nella società italiana.

