Page 257 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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TAVOLA  ROTONDA:  BILANCIO  E  PROSPETTIVE                             247

         i fondi,  dove si  possono trovare  gli  autori,  quali  sono le  scuole che si  possono
         coinvolgere per organizzare una storia  della Seconda Guerra Mondiale.
              Non è  possibile che un paese come l'Italia  che è  uno dei più grandi paesi
         del mondo,  una delle  più  grandi democrazie  del  mondo,  non abbia una rifles-
         sione storica organizzata sulla Seconda Guerra Mondiale, come invece hanno gli
         altri grandi paesi,  le  altre grandi democrazie.
              Questi sono temi  sui  quali  bisogna  lavorare,  bisogna ...  come  dire ...  aprire
         gli  occhi.  Ci  deve essere un impulso  che viene  dalle  istituzioni,  non soltanto la
         casualità della ricerca.  Impulso che viene dalle  istituzioni,  che significa anche ca-
         pacità di  dare qualche supporto,  perché vi  siano giovani  che si mettano a  lavo-
         rare  su questi temi.
              Il  convegno di ieri  e  di  oggi è  un convegno di  grande interesse.  Io ho vi-
         sto tra  ieri  e  oggi pochissimi giovani qui.  Questo significa che c'è qualcosa che
         si è  inceppato e  bisogna cercare di sbloccare questo meccanismo.
              Un altro grande tema,  come si  può dire che è  soltanto un tema di storia mi-
         litare!  e  che ho sentito echeggiare qui più volte:  quello dell'8 settembre.  Come si
         può dire che è  solo storia militare?  No,  diciamo,  avete letto delle  pagine brillan-
         ti  un po' unilaterali di Galli Della Loggia,  1'8  settembre è  una data cruciale per la
         storia  nazionale italiana.  Anche là.. . se ricostruissimo bene...  qui qualcosa è  ve-
         nuto fuori. . .  se  ricostruissimo  bene  che  cosa  hanno fatto  i  militari,  ne verrebbe
         fuori  un quadro un po' più variegato,  un po' meno sommario,  diciamo,  di  quel-
         lo  che  tante  volte  vien  dato.  In  modo  molto  superficiale vorrei  dire  che 1'8  set-
         tembre è,  come dire una sconfitta, ma è una sconfitta delle classi dirigenti.  Se poi
         andiamo a  rifare la  storia del comportamento dei militari a  tutti  i livelli. . .  insom-
         ma,  diciamo così, si sono fatti onore, abbandonati, soli ... qui sarebbe interessante
         ristampare  questo libro  del  colonnello Giaccone  che è  stato citato  e  che io  non
         conosco, perché tutta la vicenda del generale Calvi di Bergolo, di Roma,  di quel-
         li  che sono stati  lasciati  soli ...  è  una vicenda esemplare.
              E c'è un po' di memorialistica che forse sarebbe opportuno ristampare,  ma-
         gari  accompagnata  da  introduzioni  critiche fatte  da studiosi,  perché si  possa ri-
         tornare a riflettere su quei giorni. I testimoni sono naturalmente sempre testimoni
         che  interpretano soggettivamente  la  realtà.  Però anche  l'interpretazione  sogget-
         tiva  di una realtà è  una fonte.
              Io mi  sono riletto di recente le memorie di Senise,  quando era a capo del-
         la  Polizia,  è  un  librino  che  ho trovato  da  un  rivenditore  di  libri  usati ...  è  evi-
         dente che  la  ricostruzione  del  ruolo,  del  suo ruolo  e  del  ruolo  della  Polizia di
         Stato  nei  giorni  che  precedono  il 25  luglio,  poi  1'8  settembre,  la  morte  in  cir-
         costanze misteriose  di  Ettore Muti,  insomma tutti  questi  fatti,  che  i  più  anziani
         di voi sapranno assai meglio di me,  viengono raccontati in modo assolutamen-
         te  addomesticato,  però anche l'addomesticamento pone problemi di conoscen-
         za ... anche quella è una fonte ..  anche l'interpretazione soggettiva, il mascheramento
         di alcuni fatti diventa oggetto di conoscenza storica, di riflessione,  purché si ab-
         biano le  chiavi critiche  per poterlo raggiungere,  per poterlo conoscere.
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