Page 261 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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INTERVENTO  ALLA  TAVOLA  ROTONDA




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              Non riconoscendomi nell'autorevole veste di storico sono onorato dall'invi-
          to a  partecipare alla  tavola  rotonda  a  chiusura  di  un  convegno sulla  storia mili-
          tare  in  Italia.  Cercherò  di  essere  breve  e  di  dire  qualcosa  di  utile  se  non  come
          storico,  piuttosto come fruitore  dei  prodotti che l'attività  degli storici  mette a  di-
          sposizione  di  chi,  per questo  o  quest'altro  scopo,  vuole  interrogare  il  passato.
          Peraltro,  il  dibattito  politico  in  corso  in  questi giorni offre modo e  occasione di
          dire  qualcosa  di  più di un giudizio corrente sulla  storiografia  italiana  degli  anni
          della  Repubblica,  ora sottoposta a  durissima  critica  per la  politicizzazione di cui
          è  stata  oggetto.  Di  questo fenomeno  la  storia  militare  non solo  non fa  eccezio-
          ne  ma  ne è  stata  la  più  interessata.
              Nell'ultimo sessantennio, in Italia,  di storia militare, si è discusso troppo po-
          co e  solo nel ristretto  ambito degli studiosi  e  l'eco dei loro dibattiti altrove  non
          si  è  fatta  sentire.  Può darsi  che l'aggettivo  "militare"  abbia  la  sua  parte  di  colpa
          nell'assordante  silenzio  che da  più  di  cinquant'anni accompagna questa  prezio-
          sa  ma,  solo  in  Italia,  ignorata  materia.  Mentre  in  Francia  e  Gran  Bretagna,  i più
          insignì  storici  si  cimentano  con  interesse  e  passione  nel  descrivere  e  valutare
          l'impatto  delle  guerre  e  delle  forze  militari  sulle  società  internazionali  e  nazio-
          nali,  in Italia la storia militare è  scienza minore, devoluta a  pochi soggetti, ai mi-
          litari,  a  chi seppure non militare dimostra  per essa un'ingiustificata  passione o  a
          chi  non  ha  meglio  da  fare.  A  questo  preoccupante  fenomeno,  si  può  senza  ti-
          more di smentita attribuire  non piccola parte di colpa della crisi d'identità in cui
          sono immersi in Italia  la  nazione,  i  cittadini  e  ancor più  i militari.
              Sono tutti vittime  di settant'anni e  più di  mistificazione della storia  naziona-
          le.  Nei  primi venti,  l'ha manipolata il  fascismo  nel suo tentativo, velleitario ma in-
          genuo,  d'infondere  un  pò  di  orgoglio  negli  italiani,  tentando  di  convincerli  di
          essere scienziati, navigatori ed eroi per patrimonio genetico. Per l'attribuzione del-
          la  patente di  eroi,  con l'aiuto di storici di  regime,  il fascismo  ha rivisitato in chia-
          ve eroica la storia d'Italia. Quell'operazione non ha però tempo di attrane l'attenzione
          del pubblico poiché avviata  poco prima  del II  conflitto  mondiale,  mentre  imper-
          versa,  in  chiave nazionalpopolare, il folclorismo  pseudostorico che offre  agli ita-
          liani motivi di dedicarsi ai loro sport preferiti, il reducismo di massa e il ritualismo
          retorico,  favorendo  la  nascita  e  la  crescita  d'un militarismo  di  cartapesta  che ac-
          compagna l'Italia  al  suo appuntamento con il II  conflitto  mondiale.
              Su  questa  guerra,  in  Italia  si  sa  troppo  poco e  ciò  che si  sa  non convince.
          La  colpa è  della politica del dopoguena e  degli storici organici al  potere politico
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