Page 262 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
P. 262

252                                                            LUIGI  CALIGARIS


           che  invertono  il  corso  celebrativo  del  precedente  ventennio  sostituendo,  con
           contrappasso fazioso,  il cliché  dell'eroe  militare  italiano  con  quello  del militare
           tapino  per nascita.  Inoltre,  nella  consapevolezza che  il  cliché  dell'eroe  agli  ita-
           liani in realtà non dispiace, deviano il filone eroico verso i cittadini civili ma "re-
           sistenti" anche se tali non sono, isolando nel girone dei felloni solo gli improvvidi
           che si erano battuti con le stellette. I pochi storici, estranei al filone culturale vin-
           cente,  che tentano di offrire  una verità  diversa e  non strumentale,  sono emargi-
           nati. Con mezzo secolo a sua disposizione, questa cultura fa  breccia e, a differenza
           di quella del ventennio, si consolida nel pensiero debole degli italiani,  con il so-
           stegno  della  parte  più  influente  della  cultura,  dei  mass  media  e  del  cinema.  E
           dei libri  di scuola.
                In sessant'anni di  democrazia,  si  è  mortificata più e  peggio di prima la  sto-
           ria e lo si è fatto non già per tirare su il morale dell'italiano ma per favorire ideo-
           logie antagoniste rispetto allo stato-nazione. È parte di questa tendenza lo svilimento
           del patrimonio risorgimentale e, contestualmente, delle istituzioni militari che ad
           esso facevano  riferimento.  Anche per questo,  la  Repubblica non riesce ancora a
           darsi una forte  identità  nazionale e  a  stabilire  un rapporto serio,  maturo e  sano
           con le  sue Forze Armate,  tuttora apolidi in una patria che,  fino  a  pochi anni fa,
            non si  poteva  neppure  citare.
                A maltrattare la storia hanno provveduto la cultura marxista e l'integralismo
           pacifista  in  convergenza  anomala  con  l'attivismo  cattolico  che,  in  chiave  neo-
           guelfa, poco riconosce lo stato italiano e le sue istituzioni, quelle militari per pri-
           me.  Sono loro i  tentativi  di smilitarizzare sul piano materiale  e  morale le  Forze
           Armate,  di proporre a  ogni piè sospinto la  Resistenza  come unico pilastro della
           Repubblica,  di  delegittimare  il  servizio  di  leva,  di  proporre  l'obiezione  di  co-
           scienza come alternativa di alto valore etico-sociale. Nel mentre si estromette dal-
           la memoria del paese la seconda Guerra Mondiale,  cancellando gli  italiani morti
           con le stellette,  quasi fosse giusto provarne vergogna.  Si  provi a chiedere ai gio-
           vani o ai meno giovani, quanti ne sono morti in guerra o  in prigionia e ci si sen-
           tirà spesso rispondere, dieci-quindicimila, poco più poco meno. Invece no, sono
           quattrocentomila,  quanto quelli  degli  Stati  Uniti,  tutti  rimossi  dalla  memoria  de-
           gli  italiani,  grazie alla spregiudicata manipolazione  della storia.
                I cultori del disfattismo,  non sazi  di  persuadere sé stessi e  altri  italiani  che
           la congenita vigliaccheria militare è l'alternativa positiva e genuina al culto dell'eroi-
           smo di Mussolini, fanno proselitismo anche all'estero.  Non è  forse  possibile,  che
           lo  storico  D.  Mack  Smith,  che  da  decenni  dice  ogni  male  dell'Italia  e  degli ita-
           liani,  del Risorgimento,  della  I e  della  II  Guerra Mondiale debba parte della  po-
            polarità di cui gode in Italia all'averla ridicolizzata? Se oggi sull'Italia e sugli italiani,
            pende come spada di Damocle il cliché  dell'inaffidabilità,  il merito  è  anche della
           storia scritta dagli italiani. Scrive lo storico Gregory Hanlon "quando dissi che avrei
           scritto  un libro  sull'eroismo italiano,  stranieri  e  italiani  [sic!]  scoppiarono  a  ridere
           esclamando  sarà  brevissimo  è  un  ossimoro  gli  italiani  sono  tutto  quello  che  si
           vuole,  tranne che eroi!".  Si  può forse  immaginare un francese,  un britannico, un
   257   258   259   260   261   262   263   264   265   266   267