Page 264 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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             chiuse in sé stesse,  non osano negare né chiedere nel timore che quel poco di
             simpatia e  di risorse  che oggi è  a  loro concesso sia di colpo negato.  Come non
             di  rado succede.
                  Qualcosa  tuttavia  sta  cambiando  e  la  politica,  avendo finalmente  trovato  il
             coraggio e  il  motivo  di dire  che la  storia d'Italia  è  stata  a  lungo  manipolata  per
             servire fini  politici,  oggi auspica un suo imprecisato revisionismo.  Questa solleci-
             tazione ben venga purché non porti a  riscrivere  la  storia,  non già  per soddisfare
             un auspicabile desiderio di verità,  ma solo per compiacere un diverso corso po-
             litico.  C'è  da  augurarsi  che  ciò  non accada  alla  storiografia  militare  che,  aggre-
             gandosi al corso revisionista pur conservando piena autonomia,  ha un'occasione
             preziosa per proporsi con più autorevolezza e  più forza.  Occorre capire come.
                  Negli  ultimi  sessant'anni sono usciti  libri  di  storia  militare  pregevoli,  si  so-
             no tenute non poche conferenze sul tema e  alcune università hanno ospitato la
             storia militare;  in futuro  altri  libri  altrettanto pregevoli verranno scritti,  si  terran-
             no  altre  conferenze  e  nelle  università  si  farà  anche  di  più.  Ma  sono  gocce  di-
             sperse nel mare· di disinformazione e  disinteresse in  cui da troppi anni nuota in
             Italia la storia,  quella militare  per prima.  Occorre  perciò approfittare dell'aria  di
             novità  che oggi tira  nella  nostra  politica  e,  di conseguenza,  nella  nostra  cultura
             per dare corso a  uno sforzo più vigoroso tale non solo da modificare una storia
             che oggi  non si  può più  condividere  ma  anche  da  coinvolgere un'ampia fascia
             della  popolazione,  con l'aiuto della  scuola e  dei  media,  senza escludere il  cine-
             ma.  Perché mai,  mentre si moltiplicano i films  e  i serial televisivi,  anche agiogra-
             fici,  sulle forze dell'ordine mai appaiono sugli schermi o sul video i soldati italiani
             nonostante che di cose interessanti ne abbiano fatte non poche anche loro? Perché,
             dopo tanti films  sulla  Resistenza,  non se ne gira uno sulla guerra di liberazione,
             magari  su quella condotta nei Balcani dalle nostre unità? Già,  perché?
                  Una  lettura serena e  competente della storia militare  e  soprattutto di quel-
             le  del  I e  del  II  Conflitto  Mondiale  che toccano Italia  e  italiani  più da vicino  li
             può  aiutare  ad uscire  da  quel  disfattistico  determinismo  che  li  danneggia  non
             poco nel rapporto con gli altri.  Nel momento in cui si tenta di costruire l'Europa
             della sicurezza e della difesa,  il liberarsi di pretestuosi complessi di colpa e  d'in-
             feriorità  costruiti ad arte in famiglia  pare per l'Italia  indispensabile.
                  Non sarà  facile  perché  non  pochi,  anche  fra  gli  storici,  sono tuttora  con-
             dizionati da pregiudizi di  parte e  negli  atti  di  passati  convegni di  storia ne  ho
             riscontrato  più volte  traccia.  Liberarsene  non sarà  cosa  da  poco  perché  i  pre-
             giudizi,  tanto  più  se  consolidati  da  decenni  di  incontestata  egemonia  intellet-
             tuale,  sono  più  duri  a  morire  delle  convinzioni.  Ed  è  forse  troppo chiedere  a
             chi ha remato con la  corrente, di farlo  contro quella corrente che in passato ha
             contribuito a  formare.
                  Comunque  sia,  alla  storia  militare  si  apre  in  Italia  un  periodo  di  grande
             interesse alla  ricerca  di  una verità storica meno strumentale e  in questo,  para-
             dossalmente,  le  giova  il  fatto  che  oggi alla  politica  poco interessa e  può  per-
             ciò godere di una preziosa autonomia. Questo, purché sappia e voglia cogliere
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