Page 268 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                 Sinceramente sarei piuttosto indifferente nel percorrere simile strada, anche
             per un motivo di carattere generale: se il servizio militare in Italia non è  mai sta-
             to gradito  in  pace,  è  scontato che meno ancora lo sia  stato  per partecipare ad
             una guerra. A meno che non sia insorto un "sentimento ostile", come a suo tem-
             po nei confronti dell'austriaco,  ed anche in questo caso ho validi motivi  per ri-
             tenere un sentimento del genere limitato  a  poche regioni del nord;  oppure nel
             caso di  una guerra ritenuta  "facile".
                 Vengo al  terzo punto, la  saggistica.  È abbondante e  di vario livello.  Affiora
             in essa,  qualche volta,  una  tendenza  derivante  da  particolari  "posizioni"  psico-
             logiche, quali,  ad esempio,  l'anticolonialismo o  l'antimilitarismo. Talaltra si scor-
             ge il desiderio di "demitizzare" determinati avvenimenti, siano o non siano "miti".
                 Consegue da ciò  l'intento di  porre in accentuata  evidenza tutto  ciò che si
             ravvisa  di  deprecabile  nell'atteggiamento italiano,  spostando così l'ago della  bi-
             lancia dalla  agiografia  di  un tempo ad una ipercritica dell'azione  italiana e,  per
             converso,  tenendo un atteggiamento apertamente favorevole  alla  controparte.  E
             vorrei accennare anche al valore delle testimonianze, beninteso di quelle in buo-
             na fede.  A prescindere dal giusto monito di Mare Bloch, secondo il  quale per lo
             storico  "non esiste  un  buon  testimone,  né  una  deposizione  esatta  in ogni sua
             parte", sappiamo che le dichiarazioni altrui sono da valutarsi non soltanto in ba-
             se  all'attendibilità  della  fonte,  ma  anche secondo  la  verosimiglianza  della  noti-
             zia. Eppure non sempre si tiene conto di ciò. Ad esempio, riferendosi all'insurrezione
             di Milano nel  1848,  un contemporaneo raccontò che "al cadavere di un soldato
             austriaco si trovò in tasca una mano femminile  adorna di anelli  "!  Ebbene,  que-
             sto contemporaneo era Carlo  Cattaneo  (l)!
                 Intendiamoci,  nessuna critica nei riguadi di determinate posizioni persona-
             li,  naturale  essendo il  diritto  di ogni  studioso  di esprimere  il  proprio  pensiero,
             quale che sia.  Desidero piuttosto rilevare  come non sempre si  consideri il mo-
             mento  storico,  non  sempre  si  faccia  il  debito  confronto  con  il  comportamento
             altrui  in analoghe  circostanze,  non sempre si tenga  conto di  quello  che  il  per-
             sonaggio in esame conosceva della reale situazione.
                 Prendendo spunto da  alcune  relazioni  o  da interventi,  e  riallacciandomi  a
             quanto  esposto  dal  prof.  Rochat  f).el  seminario  di  "Storiografia  militare"  tenuto
             dalla Società di Storia Militare a Roma nel1989, vorrei toccare l'argomento "guer-
             re  coloniali"  dell'Italia.
                 A parte un iniziale miscuglio fra  l'euforia rinascimentale ed un ingenuo pro-
             vincialismo,  il  carattere assunto dal nostro "fare"  politica estera può essere defi-
             nito nazionale,  nell'età liberale; nazionalistica, durante il fascismo.  Sempre, però,
             l'Italia si è  atteggiata a  Grande Potenza senza averne i mezzi e  cercando di na-
             scondere un evidente complesso di  inferiorità.
                 Così,  il nostro colonialismo cominciò per una pura e semplice questione di
             prestigio  europeo,  vedendo  la  lotta  delle  Grandi  Potenze  per spartirsi  l'Africa:
             non può,  quindi,  destare  meraviglia  né suscitare  eccessivo  scandalo che  il  pri-
             mo  passo  coloniale  sia  stato  compiuto  senza  nemmeno  avere  idee  chiare  su
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