Page 269 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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TAVOlA ROTONDA: BILANCIO E PROSPETTIVE                                 259

        quello che si voleva.  E,  di conseguenza, occotre reputare inevitabile che l'azione
        militare, derivante da un'incerta decisione politica, sia stata zoppicante. Ed anche
        bisogna riconoscere che gli  "amministratori"  coloniali non si improvvisano.
             Sulle guetre coloniali dell'epoca liberale - guetra itala-abissina del 1895-96
        e guerra itala-turca del 1911-12- le pubblicazioni militari e la memorialistica so-
        no complessivamente esaurienti. Ad esse debbono aggiungersi le numerose ope-
        re di storici e studiosi, la più recente delle quali è, se non etTo,  "In marcia verso
        Adua"  di Nicola Labanca.
             Per il periodo fascista  - riconquista  della  Libia  del  1921-32  e  guerra  itala-
        etiopica  del  1935-36 - il  discorso  cambia.  La  prima  è  stata  alquanto  trascurata
        nel suo complesso,  probabilmente per la  sua frammentarietà e  la  limitata  entità
        dello sforzo militare, ma forse anche per la scarsa risonanza che all'impresa ven-
        ne data all'epoca,  nonché per la distratta attenzione mostrata dall'opinione pub-
        blica. Dagli anni Settanta, però, grazie anche alle maggiori possibilità di consultazione
        dei principali  archivi  (ACS,  ASMAE,  AUSSME,  AUSSMM  ed AUSSMA),  numerosi
        storici si sono interessati alla  questione libica.
             La guetra con l'Etiopia gode, invece, di una bibliografia assai vasta e di una
        memorialistica  di  buon livello,  pur se  necessariamente  su un piano generale  e
        con più di  un cedimento all'esaltazione.  Però,  ecco il punto,  di  ufficiale  esisto-
        no soltanto tre opere: un volume dell'Ufficio Storico dell'esercito sulla "Preparazione',
         una "Reazione sull'attività svolta per l'esigenza A. O."  del ministero della  Guerra
        ed  una  relazione  del  Comando  F.A.  della  Somalia  "La  guerra  itala-etiopica.
        Fronte sud".  In compenso, molti studiosi hanno affrontato problemi politico-mi-
        litari  della  campagna,  approfondendo  aspetti  particolari  e  cercando di colmare
        lacune  ed omissioni.  Mi  limito  a  ricordare l'ottimo "Militari e politici nella pre-
        parazione della campagna d'Etiopia 1932-1935" di Giorgio Rochat.  Fra gli stra-
        nieri indico "Il mito del! 'impero"  di  Anthony Mockler.
             Merita  citazione  a  parte l'opera generale  di Angelo  Del  Boca,  "Gli italiani
         in Libia"  (2  vol.) e  "Gli italiani in Africa Orientale'  (4  vol.),  che molto si avva-
         le  di fonti  arabe ed abissine  e  che,  obiettivamente,  è  da tener in attenta  consi-
         derazione, pur se in questo, come in alcuni altri autori, il  "taglio" anticolonialista
        è  evidente.
             Tengo a precisare, perché non votrei essere frainteso,  che non ho alcuna in-
        tenzione polemica e  nemmeno sono fautore  di  un tardo-colonialismo.  Che  l'in-
        digeno - dall'etiope  allo  zulù,  all'hereo,  al  tuaregh- avesse  ogni diritto  di  non
        voler essere "civilizzato" e di opporsi all'invasore, sia bianco sia nero (perché an-
        che in Africa  sono esistite forme  di  imperialismo e  di  razzismo),  è  perfettamente
        naturale.  Ma  sul piano storico si  deve riconoscere che il  colonialismo è  stato un
        fenomeno dell'evo moderno,  come,  ad esempio,  a  suo tempo il feudalismo.
             L'etTore dell'Italia è stato piuttosto di essere arrivata al colonialismo "con uno
        scarto  storico  che  sembra  essere  una  colpa  ricorrente  della  sua  politica  estera"
        per dirla con Sergio  Romano.
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