Page 256 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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                 Io  ascoltavo  alcune  annotazioni  sul  rapporto  tra  fascismo  e  Forze  Armate
            che pure venivano fuori  nel dibattito  di oggi:  è  un tema di  grande interesse.  La
            mia  impressione  è  che  ci  sia,  ma è  soltanto una impressione  di  lettore  non ac-
            culturato,  diciamo di lettore esterno,  la  mia  impressione è  che ci sia fino  ad un
            certo  momento una linea,  come dire  di grande  prudenza e  di  equilibrio tenuta
            dalla  leadership  del  regime fascista,  tenuta da Mussolini.
                 Faccio un esempio: mi sono occupato un po', ho letto qualche cosa sui rap-
            porti fra  Mussolini e  Balbo.  Ma  una delle ragioni che inducono Mussolini a  fer-
            mare Balbo è  l'idea - non è  tanto una rivalità  personale che pur doveva esserci
            - ma è l'idea, che la linea di politica militare di cui Balbo si faceva  portatore por-
            tava  con  sé  degli  squilibri  all'interno  dell'organizzazione  delle  Forze  Armate,
            squilibri  che  alteravano  il  rapporto  con  il  Re,  il  rapporto  con  la  Corona  e  con
            gli  ambienti che facevano  capo alla  Corona.
                 Questa valorizzazione esagerata, almeno dal punto di vista tradizionale,  del
            ruolo che poteva essere svolto dall'aviazione,  dal  suo sviluppo,  poi tutto  teori-
            co,  perché poi questo  sviluppo  non c'era,  non ci  sarà ...  ma  insomma,  portava
            ad una serie  di  contraccolpi e  di  diffidenza  all'interno dell'establishment milita-
            re,  nelle altre Forze Armate e  determinava la messa in discussione di un equili-
            brio che era  tutt'uno  con  il  compromesso,  con la  diarchia  tra  regime  fascista  e
            Monarchia.
                 Mussolini  è  cautissimo.  Ogni  volta  - in  questo  la  biografia  di  De  Felice  ci
            dà una  serie  di  documenti utili  - ogni volta  che la  fascistizzazione,  mette  in di-
            scussione  l'equilibrio  con  l'impianto  tradizionale  delle  Forze  Armate,  con  il Re,
            Mussolini si ferma,  cioè ha un atteggiamento prudente che poi salta invece negli
            anni quaranta,  in particolare  nel  1943.  Se  si  leggono,  li  riporta  Deakin nella  sua
             Storia della Repubblica di Salò,  i discorsi fatti  nella primavera del '43,  cioè prima
            del 25  luglio,  da Mussolini ai  quadri del partito,  sono discorsi  di  aperto disprez-
             zo nei confronti delle Forze Armate e  dei vertici delle Forze Armate,  fino  al  pun-
            to  di teorizzare  che  i soldati  non devono  essere  soldati,  perché soldati  significa
            salariati,  significa cioè  che ricevono un soldo,  ma devono essere un'altra cosa.
                 Esalta  la  figura  del soldato  politico,  del  volontario,  fino  a  porre il  modello
            delle SS.  Prima ancora della Repubblica di Salò, nella primavera del '43, Mussolini
            polemizza  dunque  con  le  Forze  Armate  italiane,  dimostrando  un  aperto  di-
            sprezzo e contemporaneamente indica come modello, ahimé, quello delle SS.  In
            tal  modo si rompe il  compromesso.
                 Fino agli inizi degli anni '40 l'atteggiamento è  sempre stato - a me sembra -
            di  grande  cautela.  Poi  c'è la  milizia,  va  bene,  ci  sono le  formazioni  paramilitari,
             ma nei confronti delle Forze Armate,  c'è una certa prudenza,  mi sembra.
                 Ecco,  questo è  un tema storico di grande interesse.  Come funziona  questo
             compromesso, come si rompe. E io credo che dovrebbe essere un tema sul qua-
             le  lavorare.  Come  anche  credo  che  sia  arrivato  il  momento  di  dare  vita ...  ve-
            diamo, mettiamoci a tavolino e vediamo come si può fare, dove si possono trovare
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