Page 27 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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BILANCIO DI UN TRENTENNIO 17
politica; gli Stati dell'Intesa si trovarono ad amministrare una vittoria dagli svi-
luppi complessi, avendo partecipato alla guerra con interessi e scopi diversi e
presentando a loro volta gli stessi sintomi di disgregazione sociale ed economi-
ca. Non a caso presero corpo e si affermarono soluzioni istituzionali di tipo au-
toritario (Italia, Germania, Ungheria, Romania, Jugoslavia), -Non contrastate nella
fase iniziale dalle democrazie di più antica tradizione (Inghilterra, Stati Uniti,
Francia) - con l'obiettivo di contenere ed eliminare lo spettro della rivoluzione
sociale conseguente all'affermazione della Rivoluzione bolscevica in Russia.
Meno noti, quando non inediti, risultano alcuni aspetti delle trattative che si svol-
sero a Versailles, soprattutto all'interno di quegli organismi istituiti per dare con-
creta attuazione alle decisioni prese dalla Conferenza degli Ambasciatori: delimitazione
dei confmi, pagamento dei danni di guerra, compensazioni, assetto politico-istitu-
zionale, riforme finanziarie, ricostituzione delle Forze Armate, furono alcuni dei
compiti affidati alle Commissioni militari interalleate di controllo.
Le Forze Armate dei singoli Stati, comprese quelle costituitesi in virtù della
dissoluzione dei grandi Imperi plurinazionali, dovettero dunque disegnare (o
modificare) il proprio ruolo e la propria funzione sulla base di una politica este-
ra sostanzialmente nazionale che nutriva una profonda sfiducia sul ruolo e la
funzione della Società delle Nazioni.
L'isolamento degli Stati Uniti e la pressione ideologico-politica esercitata
dalla Russia bolscevica, che manteneva intatto il carattere di potenza plurinazio-
nale tipico dell'Impero zarista, i laboriosi negoziati per i trattati sulla parità na-
vale, il fallimento della politica per il disarmo, il dinamismo politico dei nuovi
Stati, gli irrisolti problemi di confine (insieme a grossolani errori e confusioni sul-
le nazionalità e sulle etnie), un equilibrio continentale (quello europeo) eccen-
trico basato sulla Francia con l'esclusione della Germania, determinarono una
situazione di "ingovernabilità del sistema internazionale" con l'inevitabile sboc-
co nel conflitto armato.
La politica estera del governo fascista si mosse nel solco della continuità
(questione adriatica e centro-europea), con obiettivi chiaramente dichiarati e resi
comprensibili da una massiccia propaganda. Nel culto fascista dello Stato forte,
nella sua realtà interna e nella sua proiezione esterna, il nesso politica estera-po-
litica interna rivestì un significato totalizzante: molti aspetti della politica interna
(politica demografica, politica autarchica, corporativismo) furono i presupposti di
una politica estera di potenza. Tale politica, presentata come una politica di gran-
dezza, di forza e di successi, diventò così un fattore aggregante all'interno, crean-
do consenso e legittimazione al regime. La collaborazione con le grandi Potenze,
soprattutto la Gran Bretagna, e la formulazione della politica revisionista rispetto
ai risultati raggiunti a Versailles, consentì all'Italia di creare un complesso intrec-
cio di legami, finalizzato alla realizzazione di un sistema di penetrazione e di
espansione in chiave antitedesca e alternativo al sistema francese, diretto a sta-
bilizzare - con la Piccola Intesa -l'assetto determinato dai trattati di pace. A una
politica estera con tali caratteristiche non corrisposero, dal punto di vista militare,

