Page 24 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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14 ANTONELLO BIAGINI
impossibile prescindere dalla situazione politica interna di un Paese e dagli ele-
menti che la caratterizzano: e dunque sviluppo industriale, capacità sociali e
strutturali che le Istituzioni militari hanno dovuto e in taluni casi ancora debbo-
no affrontare e cercare di risolvere, quali l'analfabetismo, la devianza sociale,
problemi sanitari, l'edilizia, la protezione civile, ecc ..
Per tali ragioni sinteticamente indicate e per molte altre, la coerenza tra po-
litica estera e politica militare è estremamente difficile da realizzare tant'è che ta-
le arduo problema è comune alle grandi, alle medie e piccole Potenze mentre
cambia com'è naturale, il metodo che esse attuano per cercare di superare le
ineliminabili incoerenze e le ulteriori contraddizioni che si aggiungono col mu-
tare degli eventi e degli "scenari" internazionali. Le istituzioni (e dunque gli
Stati), prodotto di società fortemente coese, utilizzando competenze e profes-
sionalità specifiche, affrontano e dibattono tali problematiche al fine di indivi-
duare, con relativo anticipo, le linee di tendenza prevedibili per coinvolgere, in
senso positivo, l'opinione pubblica e adottare le misure necessarie.
Nel nostro Paese, tutto ciò avviene attraverso difficili e tortuosi itinerari, spes-
so all'insegna dell'improvvisazione o, piuttosto - e questo è ancora più grave -
per specifici interessi di parte che poco o nulla hanno a che vedere con quelli
della collettività.
La recente (in senso storico) unificazione politica, la scarsa coesione socia-
le (e dunque nazionale), l'enfatizzazione politica di ideologie assolute, la con-
fusione tra politica e religione hanno determinato una situazione del tutto particolare
mortificando il dibattito e penalizzando quanti affrontano questi temi con unta-
glio e un atteggiamento realistico: è fuorviante, ad esempio, elaborare grandi
progetti di politica estera senza tener conto delle reali possibilità economiche,
sociali e culturali di un Paese, del suo ruolo storico, della sua collocazione geo-
politica, della sua capacità di dotarsi di uno strumento militare adeguato che non
debba essere visto solo ed esclusivamente in senso "offensivo".
Tra diplomatici e militari lo scambio di idee, informazioni, teorie, strategie,
risulta costante e storicamente consolidato, anche se presenta qualche limite og-
gettivo: le scelte di politica estera possono essere modificate anche in tempi bre-
vi, mentre risulta estremamente difficile adeguare altrettanto rapidamente le strutture
militari che- com'è intuitivo - in termini di armamenti, addestramento, logisti-
ca hanno bisogno di tempi relativamente più lunghi.
Sul piano della formulazione teorica la coerenza tra politica estera e politi-
ca militare, dunque, costituisce piuttosto un obiettivo che non una realtà con-
solidata; esso sembra realizzarsi con maggior facilità, almeno apparentemente, in
sistemi politici di tipo autoritario - i quali per esistere debbono creare strutture
decisionali accentrate - piuttosto che nei sistemi democratici dove le decisioni
assunte sono il risultato di itinerari non sempre rapidi di mediazioni politiche e
dove il confronto con l'opinione pubblica è inevitabile e deve, giustamente,
mantenersi costante.

