Page 24 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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            impossibile prescindere dalla situazione politica interna di un Paese e  dagli ele-
            menti  che  la  caratterizzano:  e  dunque  sviluppo  industriale,  capacità  sociali  e
            strutturali che le Istituzioni militari  hanno dovuto e  in taluni casi ancora debbo-
            no  affrontare  e  cercare  di  risolvere,  quali  l'analfabetismo,  la  devianza  sociale,
            problemi sanitari,  l'edilizia,  la  protezione civile,  ecc  ..
                 Per tali ragioni sinteticamente indicate e  per molte altre,  la coerenza tra  po-
            litica estera e politica militare è estremamente difficile da realizzare tant'è che ta-
            le  arduo problema è  comune  alle  grandi,  alle  medie  e  piccole  Potenze  mentre
            cambia  com'è  naturale,  il  metodo  che  esse  attuano  per cercare  di  superare  le
            ineliminabili incoerenze e  le  ulteriori  contraddizioni  che si aggiungono col mu-
            tare  degli  eventi  e  degli  "scenari"  internazionali.  Le  istituzioni  (e  dunque  gli
            Stati),  prodotto  di  società  fortemente  coese,  utilizzando  competenze  e  profes-
            sionalità  specifiche,  affrontano  e  dibattono  tali  problematiche  al  fine  di  indivi-
            duare,  con relativo anticipo, le linee di tendenza prevedibili per coinvolgere,  in
            senso positivo,  l'opinione pubblica e  adottare le  misure necessarie.
                 Nel nostro Paese, tutto ciò avviene attraverso difficili e tortuosi itinerari, spes-
            so all'insegna dell'improvvisazione o,  piuttosto - e  questo è  ancora  più grave -
            per specifici  interessi di  parte  che  poco o  nulla  hanno a  che vedere con quelli
            della  collettività.
                 La  recente (in senso storico) unificazione  politica,  la  scarsa coesione socia-
            le  (e  dunque  nazionale),  l'enfatizzazione  politica  di  ideologie  assolute,  la  con-
            fusione tra politica e religione hanno determinato una situazione del tutto particolare
            mortificando il  dibattito e  penalizzando quanti affrontano questi temi con unta-
            glio  e  un  atteggiamento  realistico:  è  fuorviante,  ad  esempio,  elaborare  grandi
            progetti  di  politica  estera senza tener conto  delle  reali  possibilità  economiche,
            sociali e  culturali di un Paese,  del suo ruolo storico,  della sua collocazione geo-
            politica, della sua capacità di dotarsi di uno strumento militare adeguato che non
            debba essere visto  solo ed esclusivamente  in  senso "offensivo".
                 Tra diplomatici e  militari  lo scambio di idee,  informazioni, teorie, strategie,
            risulta costante e  storicamente consolidato, anche se presenta qualche limite og-
            gettivo: le scelte di politica estera possono essere modificate anche in tempi bre-
            vi, mentre risulta estremamente difficile adeguare altrettanto rapidamente le strutture
            militari  che- com'è intuitivo - in termini  di  armamenti,  addestramento,  logisti-
            ca hanno bisogno di tempi relativamente  più  lunghi.
                 Sul piano della formulazione  teorica  la  coerenza tra  politica estera e  politi-
            ca  militare,  dunque,  costituisce  piuttosto  un  obiettivo  che  non una  realtà  con-
            solidata; esso sembra realizzarsi con maggior facilità,  almeno apparentemente, in
            sistemi  politici di tipo  autoritario - i quali  per esistere debbono creare strutture
            decisionali  accentrate - piuttosto  che  nei  sistemi  democratici  dove  le  decisioni
            assunte sono il  risultato di  itinerari non sempre rapidi di mediazioni politiche e
            dove  il  confronto  con  l'opinione  pubblica  è  inevitabile  e  deve,  giustamente,
            mantenersi costante.
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