Page 19 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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BILANCIO DI UN TRENTENNIO
ANTONELLO BIAGINI
La storia militare come disciplina specialistica ha conosciuto in Italia - ma
anche all'estero - alterne vicende legate ai particolari momenti politici del dive-
nire delle società. L'ampio e articolato dibattito che ha tentato di definirla me-
todologicamente è sufficientemente noto: legata - e non potrebbe essere altrimenti
- alla più generale storia politica, la storia militare inizia una sorta di "separa-
zione" dalla storia generale con le opere pubblicate, nei primi anni del XIX se-
. colo, da Antonio Enrico Jomini, che dopo le guerre napoleoniche teorizza e indica
tre diversi momenti: analitico (racconto e descrizione del fatto d'arme momento
per momento), operativo (raccolta dei dati costanti per enunciare i principi dell'ar-
te della guerra), sintetico (associazione dei fattori militari a quelli politici, socia-
li ed economici).
Lo stesso Clausewitz distingue il racconto dei fatti dall'esame critico degli
stessi attraverso tre fasi successive: accertamento dei fatti, ricerca delle relazioni
tra cause ed effetti, giudizio sulla convenienza dei mezzi impiegati rispetto agli
scopi perseguiti.
Verso la fine dell'Ottocento Hans Delbruck, dedicandosi allo studio degli
scritti di Clausewitz e dei legami esistenti tra guerra e politica, delinea due for-
me di strategia, quella di annientamento e quella di logoramento e conferisce al-
la storia militare il compito di indagare e individuare le connessioni tra le situazioni
economiche, sociali, politiche, i mutamenti della tecnica con le strategie e la tat-
tica di guerra. Quest'ultima, infatti, non è la pura e semplice somma della tec-
nica e delle risorse di un popolo bensì la risultante dell'utilizzazione intelligente
di questi fattori variamente combinati (1).
Tale struttura "metodologica" è sostanzialmente rimasta invariata e solo in
anni recenti la storia militare è uscita dall'ambito di studio di pochi specialisti
guadagnandosi, a fatica, una propria autonomia scientifica e qualche spazio ac-
cademico, cadendo il pregiudizio sulla storia "minore" e sugli specialisti di set-
tore etichettati, non senza superficialità, come "militaristi", sostenitori di una sorta
di ruolo privilegiato della guerra piuttosto che dello studio dei problemi milita-
ri come "cultura della difesa".
La storiografia militare italiana del secondo dopoguerra si presenta dunque
con una sua solidità, che trova in Piero P ieri una conferma e un impulso CZ). Le
opere dello storico torinese costituiscono, infatti, un momento significativo e una
base di pattenza per ulteriori studi e approfondimenti. Se rileggiamo la relazione

