Page 23 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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BILANCIO DI UN TRENTENNIO 13
sull'influenza delle decrittazioni radio inglesi ai danni della marina militare italia-
na nelle singole operazioni navali della seconda guerra mondiale.
L'interessante tema dei complessi rapporti tra politici e militari· in Italia vie-
ne ripreso da Fortunato Minniti, Esercito e politica da Porta Pia alla Triplice
Alleanza (Roma, Bonacci, 1984).
La stretta connessione tra politica estera e politica militare (o politica di di-
fesa) ha assorbito sempre di più l'interesse degli studiosi e dei teorici di rela-
zioni internazionali e di dottrina militare.
Il problema si presenta strettamente legato agli obiettivi che un dato grup-
po sociale intende conseguire in un determinato periodo storico, organizzando
a tal fine opportune istituzioni. Un'analisi corretta, finalizzata a individuare un
progetto organico di politica estera e di difesa non può quindi prescindere da
una ricostruzione storica puntuale, che analizzi e valuti scientificamente le com-
plesse componenti che concorrono a delineare prima e a determinare poi le ra-
gioni e le direzioni delle scelte politiche. Se, infatti, ci si limita a motivare la
politica estera di un dato Paese esclusivamente come conseguenza di spinte im-
perialistiche e la politica militare come frutto di tendenze aggressive si enuncia
un'equazione facile ma superficiale che non affronta scientificamente la questione,
in seno alla quale complessi fenomeni culturali, sociali ed economici trovano nel
loro prodursi e nel loro fondersi, la motivazione fondamentale dell'aggregazio-
ne primitiva dei gruppi sociali e quella della loro persistenza nel tempo e nello
spazio. Tutto ciò ha posto come inevitabile conseguenza, il problema del rap-
porto con il mondo "altro" e dunque tutta l'infinita gamma delle relazioni ester-
ne, in taluni casi pacifiche, in altri di contrasto. Nell'un caso come nell'altro si è
resa necessaria la costituzione di strumenti di carattere tecnico-operativo (diplo-
mazia e forze militari).
Lo spazio a disposizione non consente di affrontare in misura più ampia il
dibattito relativo alla speculazione teorica, tuttavia è necessario richiamare qual-
che altra considerazione, non secondaria, che riguarda sia il problema indicato
nelle sue linee generali, sia più direttamente il caso italiano.
In primo luogo è significativo ricordare come anche Paesi di più antica tra-
dizione unitaria e di maggiore coesione sociale, rispetto al nostro, abbiano sem-
pre incontrato un'oggettiva difficoltà a realizzare una stretta coerenza tra politica
estera e politica militare: la prima necessita di un'ampia delega e capacità di ma-
novra pur nel rispetto rigido degli obiettivi e degli interessi collettivi (non sono
sufficienti, in altri termini una buona classe dirigente, una buona diplomazia e
Forze Armate organizzate se non si realizza un costante e sostanziale consenso
dell'opinione pubblica), la seconda costituisce il prodotto inevitabile delle risor-
se investite rispetto ai fini proposti. È dunque di estrema rilevanza, ai fini del
presente discorso, il rapporto tra le istituzioni (Ministero Esteri - Ministero Difesa)
deputate a realizzare, sul piano pratico, le direttive politiche.
Altrettanto importante, nella definizione della politica militare, è il fatto-
re delle risorse, per individuare e stabilire le spese da investire nel settore, è

