Page 25 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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BILANCIO  DI  UN  TRENTENNIO                                            15


              La  caduta del muro di Berlino e  dunque la fine  della contrapposizione Est-
         Ovest attraverso  la  dissoluzione della  potenza sovietica ha imposto e  impone ai
         singoli Stati  e  alle  organizzazioni internazionali una rapida trasformazione di in-
         dirizzo  politico  nelle  relazioni  internazionali  e  dunque,  fatalmente,  deve  com-
         portare una trasformazione rapida delle strutture militari chiamate, con ragionevole
         certezza, a  svolgere ruoli e  compiti diversi da quelli tradizionali.  Per il  presente,
         è· opinione comune,  si  impongono dunque strutture  militari  dotate di  strumenti
         ad alta tecnologia,  addestrate in modo polivalente e multifunzionale, in grado di
         mobilitarsi  rapidamente per la  sicurezza  interna  o  per gli  interventi,  nell'ambito
         degli accordi internazionali,  nelle varie  e  prevedibili crisi  regionali,  in  aumento,
         a  causa di  un "sistema"  internazionale caratterizzato  da una forte  instabilità.
              Il  sistema  internazionale  originato dalla  seconda guerra  mondiale era un "si-
         stema" sostanzialmente rigido con una intrinseca coerenza:  esso si basava sul ruo-
         lo  indiscusso  di  due  grandi  potenze  - Stati  Uniti  e  Unione  Sovietica  -,  sulla
         contrapposizione  di  sistemi  sociali  ed economici - economia di mercato  ed eco-
         nomia pianificata- sull'esistenza di vaste alleanze, più o  meno volontarie, come la
         NATO e il Patto di Varsavia,  che avevano la funzione di esercitare una costante "de-
         terrenza", frutto  della sostanziale parità delle forze  militari.  Per adesione volontaria
         o  per necessità ineluttabile,  i singoli Stati,  fossero  medie o  piccole Potenze, aveva-
         no realizzato - in questo quadro - una sostanziale omogeneità nella  propria  poli-
         tica estera,  adeguando parallelamente le strutture militari che dovevano contribuire
         alla  difesa  di un "blocco"  rispetto alla possibile aggressione da parte dell'altro.
              La linea espositiva fin qui seguita, com'è evidente, è stata estremamente sem-
         plificata per ragioni di  chiarezza e  di  rapidità;  gli  "addetti ai lavori"  e  gli  studiosi
         di questioni internazionali conoscono fin  troppo bene quanto la realtà fosse arti-
         colata e ricca di sfumature, sia pure sotto un'apparente uniformità. Per l'Occidente,
         soprattutto,  si  imponevano l'attenzione  e  il  rispetto  delle  singole  esigenze,  delle
         diverse realtà economiche, sociali e  culturali,  dei diversi sistemi politici - si pen-
         si  alla  diversa  funzionalità  dei sistemi  presidenziali rispetto  a  quelli  parlamentari
         - dai quali scaturivano meccanismi decisionali assolutamente  diversi.
              Si  può dunque concludere che il  rapporto tra  politica estera e  politica mi-
         litare non si riduce solo all'impiego tecnico-operativo delle Forze Armate,  ma si
         estende a  l:ln'ampia  gamma di considerazioni quali  la  definizione degli  equilibri
         strategici e dei fattori che tendono a modificarli, la valutazione costante delle cri-
         si  in atto e  l'identificazione dei reali interessi (singoli o  dell'aggregazione di cui
         si è  parte),  il  tutto per fornire  agli organi istituzionali (Governo,  Parlamento) gli
         strumenti idonei alla formulazione  delle  opportune decisioni.
              Nel nostro Paese tutto ciò si è realizzato solo parzialmente e in maniera epi-
         sodica anche se risulta eccessivo liquidare la politica estera italiana accusandola
         sempre  d'improvvisazione,  così  com'è  riduttivo  imputare  le  linee  della  politica
         militare italiana esclusivamente a  scelte tutte  "interne".
              Per motivi  di  sintesi non posso qui mostrare le  ragioni di tali convinzioni e
         sono costretto a  rinviare  alla letteratura specialistica (e dunque poco conosciuta)
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