Page 20 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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10                                                          ANTONELLO  BIAGINI

            di  Fieri  al  convegno  della  Società  degli  storici  italiani  (Perugia  1966)  ci  accor-
            giamo che lo studioso ribadisce  la  peculiarità della storia militare,  che non può
            limitarsi  al  puro  aspetto  tecnico,  ed è  quindi  legata,  come  altre  discipline,  alla
            preparazione  e  all'attitudine  degli studiosi,  sottolineando nella  conclusione che
            " ... se la storiografia militare non ha avuto e non ha in Italia l'importanza di quel-
            la  relativa  ad altre  forme  dell'attività  pratica  dello  spirito,  se  presenta  manche-
            volezze e  lacune,  mostra tuttavia  i segni,  per quanto isolati,  di  un promettente
            risveglio:  spetterà  alle  nuove  generazioni  di  non  lasciar  appassire  e  sperdere
            questa nuova fioritura"  (3).
                 A questa ripresa hanno contribuito, senza dubbio, studiosi e ricercatori,  ac-
            cademici e  non,  impegnati tutti nello studio  dei problemi che travalicano il pu-
            ro e semplice momento della "battaglia" e della "guerra" per interrogarsi, invece,
            sulle  cause remote  di  carattere  politico  ed economico,  sul  complesso  rapporto
            tra istituzioni militari e  civili,  sulla gestione del personale, sulla formazione pro-
            fessionale  e  culturale degli ufficiali,  sul  "costruire"  militare,  sulla vita quotidiana
             nelle caserme,  sugli aspetti sociali del servizio di leva,  sul ruolo dei militari nel-
             le scelte di politica estera e su molti altri aspetti che sarebbe lungo elencare. Ma
             l'attività di questi studiosi non avrebbe ottenuto il risultato di colmare il gap esi-
            stente  con storiografie  più consolidate  come  quella  inglese,  francese  e  polacca
            se,  parallelamente,  una  diversa  sensibilità  della  comunità  scientifica  e  dell'opi-
             nione pubblica non avesse determinato la caduta del sentimento di pregiudizia-
             le diffidenza - comune, del resto, verso tutto ciò che è  "non conosciuto" - e se,
             contemporaneamente, non si  fossero  attivati momenti concreti di "apertura" del-
             le istituzioni militari attraverso la fruibilità  del materiale documentario conserva-
            to  presso gli  archivi  di forza  armata  e  lo  sviluppo  di un programma  editoriale
            aperto a studiosi di diverse scuole e  orientamenti.  Non solo,  a tutto ciò si  è  ag-
            giunta la  disponibilità  di  molte  riviste  scientifiche,  di  alcune  Università  e  istitu-
             zioni  culturali  ed alcune  iniziative,  per così  dire,  "private"  (come  il Centro
            interuniversitario di storia militare e  la Società di storia militare)  le  quali,  in po-
             chi anni,  sono riuscite - attraverso convegni e seminari di studio - ad aprire un
            vasto dibattito e un serio confronto scientifico su un'ampia gamma di  problemi:
            dalla  storiografia alle fonti  archivistiche,  dalla  formazione  professionale all'inse-
            gnamento,  dall'economia alle  istituzioni.
                 Senza fare  inutili  trionfalismi,  chi scrive  appartiene a  quella  "sparuta"  pat-
            tuglia di pionieri che nei primi anni Settanta realizzava, nell'ambito della propria
             attività  scientifica,  quel lavoro di  ricerca sulle carte degli addetti militari e  quin-
            di sul rapporto tra militari e  politica estera,  sostenuto dall'intelligente politica di
            apertura degli uffici storici di forza armata, la quale, iniziata dall'allora colonnello
            de'  Castigliani  e  continuata  dai  successivi  capi uffici,  può  dirsi  oggi  completa-
            mente realizzata.
                 E tutto questo è  possibile perché la storiografia militare  italiana può vanta-
            re,  sia pure con alti e  bassi,  una solida tradizione culturale  e  intellettuale che si
            snoda nel tempo con continuità e che vede in Marselli e Corsi, in Pollio e Fabbri,
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