Page 26 - II Convegno Nazionale di Storia Militare - Atti 28-29 ottobre 1999
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            frutto di serie ricerche svolte, spesso, all'interno degli Uffici Storici di Forza Armata
            (sui  compiti  di  questi  Uffici  e  sulle  potenzialità  che  esprimono dovrebbe  aprir-
            si,  finalmente,  una seria  riflessione  all'interno degli Stati  Maggiori  e  delle Forze
            Armate)  i  quali  aprendo i  propri archivi  hanno fornito  agli  studiosi  ampio  ma-
            teriale  di  indagine  e  di riflessione.
                 Negli  anni  Settanta  del  secolo  scorso  le  Forze  Armate  si  sono  dedicate  a
            una  profonda opera  di  amalgama  e  di riforme  che  le  hanno  messo  in  grado -
            pur con le  inevitabili  differenze - di  confrontarsi  con le  altre  Istituzioni  militari
            europee. Negli anni Ottanta si sono aperti nuovi spazi internazionali conseguenti
            alla stipula della Triplice Alleanza e  al  ruolo incisivo assunto dalle Forze Armate
            nell'ambito  della  tutela  e  della  salvaguardia  degli  interessi  nazionali:  sono  au-
            mentate le risorse investite, si è  realizzata una crescente professionalizzazione di
            "quadri militari",  Esercito e  Marina hanno superato il  mero compito di difesa dei
            confini  e  delle  coste  e  sono  "proiettati"  verso  più  lontani  e  impegnativi  teatri
            d'azione.  L'amplificarsi  di  tali  compiti  è  stato  certamente alla  base del comples-
            so rapporto tra  militari  e  politici  proprio negli  anni della Triplice  ed era ben vi-
            vo quando Tancredi Saletta assunse la  carica  di  Capo di Stato Maggiore  e  pose
            mano alla  riorganizzazione dello Stato Maggiore  e  al  potenziamento degli uffici
            di vari scacchieri riproponendo nel 1902 (rinnovo della Triplice) in termini espli-
            citi  il  problema del  collegamento tra  politica  estera e  politica militare.
                In un mio lavoro,  pubblicato dall'Ufficio  Storico  dell'Esercito nel  1981,  rac-
            cogliendo i risultati di un decennio di ricerca sulle carte degli Addetti Militari nei
            Balcani,  ho avanzato l'ipotesi di  una  "diplomazia parallela"  che si  riferiva  diret-
            tamente  alla Corona,  ipotesi sufficientemente suffragata dal tono e  dal contenu-
            to delle relazioni e dei dispacci, e dunque ulteriore prova della stretta interrelazione
            tra  diplomatici e  militari.  Negli  anni che vanno dal  Congresso di Berlino (1878)
            alla  prima  guerra  mondiale,  infatti,  gli  Ufficiali  italiani  furono  particolarmente
            presenti - come Addetti Militari,  membri di Commissioni internazionali per la de-
            limitazione  dei  confini  in  servizio  presso  Eserciti  stranieri  come  Istruttori  sulla
            base di  precisi  accordi  internazionali - in  quell'area  danubiano-balcanica  verso
            la quale maggiormente si  indirizzava la  politica  estera  italiana dell'epoca.
                Le potenze vincitrici nella prima guerra mondiale tentarono, con la Conferenza
            di Versailles,  di  disegnare un nuovo assetto europeo e  internazionale avente co-
            me  obiettivo  la  costituzione  di  un  "sistema"  di  relazioni  internazionali  atto  a  ri-
            solvere i conflitti politici escludendo il ricorso alle arn1i.  Si trattava, in altri termini,
            di dare concreta attuaziqne alle speranze e alle attese maturate nell'opinione pub-
            blica  durante i  difficili  anni di  guerra.  Se  questo  era  lo  sfondo generale,  la  ten-
            sione ideologica interna alle varie società,  produsse effetti  contrastanti,  aprendo
            un periodo di  crisi  e  di  instabilità  lungo un ventennio.  Paradossalmente,  la  pa-
            ce e  quindi la  ricostruzione di  un  "sistema"  internazionale stabile era impratica-
            bile perché i risultati raggiunti a Versailles altro non erano che la logica conseguenza
            dello  spirito  di  crociata  che  aveva  caratterizzato  le  forze  contrapposte  durante
            la  guerra.  Per gli' Stati vinti si  era aperta  la  strada della disgregazione sociale e
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