Page 187 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
P. 187

GUGLIELMO  fERRERO  E  LA  LETTERATURA  MILITARE                       171

        Conti si  tratta di  un atteggiamento che negli  anni  successivi  si  andrà sempre più
        generalizzando fino  allo scontro aperto tra i militari e  il  movimento antimilitari-
        sta  di  cui  Ferrero  è  il  capofila  preferendo,  con  Gaetano  Mosca,  gli  eserciti  dei
        professionisti,  basati  su  una  " ... classe  molto  ristretta  ed  eletta ... ",  che  invece
        Brancaccio considera come strumenti di  dispotismo.
             Lasciando  da  parte  le  critiche  rivolte  a  Ferrero,  quel  che  appare  evidente  e
        degno di nota è il  fatto  che emerga nella coscienza delle élites militari  la necessità
        di  ribadire  più  che  di  ridefinire  un  ruolo  preciso  dell'esercito  all'interno  della
        società. Il libro di  Ferrero è pertanto solo un epifenomeno rispetto al  dibattito che
        si  sviluppò.  Fu  l'occasione  per  riaffermare  la  funzione  primaria  delle  istituzioni
        militari,  funzione  che  non  era  più data  per scontata  dopo  la  disfatta  di  Adua.  La
        classe  dirigente  più  aperta  dell'esercito  pur  percependo  il  cambiamento  che  la
        coinvolgeva  in  un  processo  irreversibile,  non  trovò  però  interlocutori  disposti  ad
        assumere  questo  mutamento  che  per  le  classi  più  conservatrici  avrebbe  voluto
        significare cedere almodernismo.


        2.  La letteratura sulla guerra e la strategia militare
             In  quegli  stessi  mesi,  il  tema  più  generale  della  guerra  veniva  ripreso  da
        diversi  esponenti  dell'esercito,  a  testimonianza  - come  ha  affermato  Conti  -
        dell'interesse  che  l'argomento  investiva  per  il  mondo  militare  sullo  scorcio  del
        XIX  secolo.  Intervenendo  sempre  sul  Militarismo  di  Ferrero,  il  generale  Carlo
        Corsi, si soffermava sul  significato e le ragioni della guerra in diversi scritti (20).
             Lo  stesso  Ranzi  in  alcuni  numeri  della  rivista  "Armi  e  Progresso",  dedicati
        all'analisi  della  natura  della  guerra  aveva  promosso  un'inchiesta rivolta  a nume-
        rose  personalità  della  cultura  dell'epoca  invitata  e  rispondere  ad  un  questiona-
        rio (21).  L'iniziativa  era  stata  lodata  dal  capitano  Filippo  Abignente  (22),  ma  non
        aveva trovato all'esterno un riscontro altrettanto positivo (2-1).


             (20)  Il  primo  intervento  è  l'articolo  Il  Militarisl1/o,  pubblicato  dal  giornale  "L'esercito
        italiano", n.  27 del 6  marzo  1898; un  secondo articolo, con lo  stesso titolo, fu  pubblicato dall'
        "L'ltalia militare e  marina"  n.  80 dell'11-12  aprile  1898;  il  terzo sulla  "Rivista militare  italia-
        na" apparve sempre nell'aprile dciI S98.
             (21)  "Armi  e Progresso.  Rivista  Militare Sociale",  a.  III,  n.  2,  IlOV.  1898. L'inchiesta  fu
        proseguita nei fascicoli  1 e 2-3  del  l S99.
             (22)  Cfr.  Filippo Abignente, Della educazione morale e civile del soldato italiano, confe-
        renza tenuta agli ufficiali del  Presidio di Padova, Firenze,  1900, p.  11-12.
             (23)  Cfr.  D.  de  Napoli,  Il  caso  Rallzi  e  il  111odemisll1o  militare,  in  L'esercito  italiano
        dal/'unità alla grande guerra  (1861-1918), Roma, SME-Ufficio Storico, 1980, p.  221-244.
   182   183   184   185   186   187   188   189   190   191   192