Page 185 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1861-1914) - Atti 24-25 settembre 2002
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GUGLlFL~I() FERRERO  E  LA  LlTrERATLJRA  MILITARE                     169

             All'epoca era opinione diffusa che frutto e conseguenza del militarismo fosse
        la guerra, un problema che Ferrero aveva affrontato sulle pagine de "Il Secolo" (11)
        seguendo  una  prospettiva  evoluzionistica  assercndo che  le  moderne  società  occi-
         dentali  tcndevano  fatalmente  verso  forme  di  convivenza  civile  che  escllldevano
        sempre più  il  ricorso  alla guerra,  un  fenomeno a  suo dire superato soprattutto in
         quei regimi  dove regnano legittimità c giustizia  in  virtù  delle quali  possono nasce-
         re e prosperare i "cittadini-soldato" pronti a difcndcre la propria patria (12).
             Proprio la  vecchia  Europa,  per  Fcrrero, era la  patria del  militarismo  moderno
         cominciato con  Napoleone,  colui  che  ha  fondato  il  "cesarismo  democratico",  una
         forma  di  dispotismo che  riprende e  perfeziona  l'assolutismo  l1lonarchico dei  secoli
         precedenti;  e  proprio  alla  Francia  spetta  il  triste  primato  del  militarismo  fra  le
         moderne potenze europee. Confrontati con quello francese, ilmilitarismo tedesco e
         quello  inglese,  erano poca cosa.  In  ogni  caso,  per Ferrero il  tasso  di  militarismo di
         un paese  non si  misurava attraverso il numero di  soldati armati,  bensì dal grado di
         popolarità che le idee e i sentimenti della gloria militare avevano tra le classi istruite
         e dalla capacità che la casta militare aveva di  determinare la  politica interna o ester-
         na di  un  pacse.  Esaminando l'Inghilterra,  Ferrero sottolineava il  ruolo della "classe
         borghese" considerata come il superamento della "classe militare".
             La  pubblicazione di  questo volume scatenò Ulla  serie di  polemiche e  reazioni
         che videro coinvolti soprattutto esponcnti del mondo militare  (13).
             Soprattutto l'ottava lezione  (o  capitolo)  del  libro  in  cui  Ferrero analizzava il
         militarismo  italiano  rispetto  ad  altri  paesi,  cogliendone  una  sorta  di  "anomalia
         virtuosa";  se,  infatti, la cultma artificiale  del  militarismo  italiano si  era  fermata  a
         metà, ciò era  dovuto alla  natura e allo svolgimento della  rivoluzione italiana che
         all'origine era ispirata a  ideali  di  "giustizia ...  e  largo  umanesimo",  ma  che per gli
         altissimi costi delle guerrc, produsse il  progressivo impoverimento e addirittura la
         rovina  delle  classi  medic;  si  spiegava  così  il  loro  atteggiamento  antimilitarista  e



             (II)  Dove  collabora  continuativamelllC  dal  1897 al  1923;  tra  i suoi  interventi  ricordia-
         mo qudli riguardanti  la  guerra,  le  istituzioni  militari e la  politica estera italiana: I1militarismo,
         "II Secolo" 6 marzo 1898; l.a politica del/a es/wllsiol/e, "II Secolo" 20 luglio,  1900; Il palle e la
         guerra  "II  Secolo",  19  ot!ohreI900;  L'ora  che  volge,  "II  Secolo",  26  ottobre  1900;  Le  spese
         militari,  "II  Secolo"  16  marzo  190 I;  Armi e  popolo  "II  Secolo",  21  luglio  190 I;  Studi  sulla
         questione militare,  "II  Secolo",  27  luglio  190 I;  Le  spese  militari e il paese,  "II  Secolo" dicem-
         bre  1902; Industria e lIIilitarismo,  "II Secolo"  IO  giugno  1903; Armi e politica,  "II  Secolo" 29
         giugno  1903.
             (12)  Come ha  opportunamente affermato  G.  Conti,  il  modello di  esercito al  quale guar-
         dava  Ferrero era quello della "nazione armata" basata sull'adesione  volontaria consapevole del
         cittadino che si  fa  solclato soltanto per difendere la  siclll"ezza della  patria; cfr.  G.  Conti, I1mili-
         tarismo di Guglielmo Ferrero e la  risposta dei militari italial/i, cir.  p.  94-122.
             (Lì)  C. Conti, Ibidem,  p.  94-122.
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