Page 176 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           e  le  direzioni  del  Genio (l52).  Inoltre, i  fucili  erano del vecchio  modello 91, ed i
           moschetti erano da essi  derivati; delle autoblindo,  10 erano in Libia presso le le-
           gioni  permanenti impiegate nella  repressione  della  resistenza  locale.  Infine,  non
           tutte le  armi funzionavano, come ha dichiarato in  un'intervista nel dopoguerra il
           comandante dei  Moschettieri  del  Duce,  uno speciale reparto  di  guardie  di  Mus-
           solini che spesso prestava servizio armato solo di  pugnale:  <<1  moschetti di  cui era
           dotato  il  reparto  avevano  le  parti  metalliche  cromate  ed  è  discutibile  affermare
           che  fossero  in grado  di  fare  fuoco» (153).  Si  tratta insomma  per la  maggior parte
           di  armi dismesse dall'esercito, ma che rimanevano efficaci contro la popolazione
           disarmata e ai  fini  della  propaganda.  Fino ai  primi anni Trenta se  si  fosse  voluto
           disarmare il corpo non vi sarebbero state insomma grosse difficoltà, anche perché
           erano autorizzati a portare l'arma con sé solo gli  appartenenti alla MVSN in  ser-
           vizio  permanente o  continuativo;  per tutti gli  altri  il  porto d'arme era condizio-
           nato e veniva concesso dal comando generale di anno in anno soltanto se la richiesta
           era inoltrata dal  comando di  legione o  superiore e motivata da contingenze ope-
           rative; tutti, anche gli  ufficiali, dovevano in  ogni caso aspettare di  aver compiuto
           21  anni (154).




























               (152)  V.  Verné, M.V.S.N.,  cit.,  p. 58.
               (153)  Intervista di  Mario d'Havet rilasciata 1'8  agosto  1978  a  Piero  Croci ani,  cui  vanno i
           nostri ringraziamenti per averci permesso di utilizzare questo e altro materiale, e per il  sostegno
           offerto durante tutta la  ricerca.
               (154)  Il  minimo dei  21  anni  era stato introdotto dopo il  1924 e  soddisfava  le  richieste
           degli ambienti militari. Cfr. il discorso del generale Giardino alla Camera del dicembre  1924
           cito  da  G.  Rochat,  L'esercito  italiano da  Vittorio Veneto  a Mussolini,  cit.,  p.  445.
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