Page 171 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA QUARTA FORZA ARMATA DI MUSSOLINI: LA MILIZIA VOLONTARIA DI SICUREZZA NAZIONALE 151
[ ... ] La Milizia ha poche caserme proprie: quella di Roma, le quattro in via di alle-
stimento. [ ... ] 60 legioni sono alloggiate in locali demaniali, 9 in locali comunali; le
altre legioni e la più parte dei Comandi di Zona in locali presi in affitto per i quali
è stanziata in bilancio la somma di lire 1.085.000 appena sufficiente. Ma i comandi
delle unità minori sono sistemati negli alloggi dei singoli comandanti ai quali non si
rimborsano neppure le spese di cancelleria che incontrano per ragioni d'ufficio" (134).
Ancora alla vigilia dell'entrata in guerra, nel 1940, il comando generale della
milizia si lamenta degli scarsi fondi a disposizione, in un documento interno ma
diffuso anche alle prefetture:
"Lo stato di previsione dell'esercizio 1940-1941 testé approvato dalla Camera dei
Fasci e delle Corporazioni, per quanto concerne i servizi della Milizia non corri-
sponde ancora alle esigenze dell'Istituzione segnalate da questo comando Generale
in sede di compilazione del progetto di bilancio. Basta all'uopo considerare che la
Finanza ha decurtato le nostre richieste di ben L. 14.166.000. Da ciò la necessità
per tutti i Comandi di contenere le spese nel limite dello stretto indispensabile" (135).
La milizia non gode dunque di grandi somme a propria disposizione; da cui
se ne potrebbe dedurre anche la considerazione in sede governativa. L'impressio-
ne è confermata anche dalle differenze nelle paghe degli ufficiali.
Il problema del soldo è una questione molto importante per la milizia in quan-
to i soldati dell'esercito accusarono le camicie nere di guadagnare più di loro. Al-
tri invece hanno scritto che gli ufficiali in camicia nera guadagnavano molto meno
rispetto ai loro colleghi in grigio-verde (136). Inoltre, l'intera organizzazione è sta-
ta interpretata come un grosso istituto di controllo ed assorbimento della disoccu-
pazione da Alberto Aquarone, il primo ad essersi occupato della milizia. Questa
interpretazione però non è più sostenibile in quanto è certo che la grande mag-
gioranza degli iscritti alla milizia non aveva una retribuzione dal corpo. Solamen-
te i pochi che prestavano servizio permanente e continuativo, in generale presso i
comandi di zona, di legione o il comando generale, ricevevano uno stipendio: ne-
gli anni Trenta erano circa un migliaio di persone. Dal 1926 tutti gli ufficiali del-
la milizia erano iscritti d'ufficio all'Unione militare (137).
(134) E. Bazan, M.V.S.N., cit., p. 11-13.
(135) MVSN, Comando Generale, Gestione esercizio finanziario 1940-41, accreditamento
fondi, cit. Anche nel 1942 il bilancio di previsione risulta inferiore a quanto richiesto; la riduzio-
ne fu di 6.575.000. Idem, Gestione esercizio finanziario 1942-43, accreditamento fondi, cito
(136) «Gli assegni massimi di un Luogotenente Generale (corrispondente a Generale di Divi-
sione) equivalevano all'incirca lo stipendio minimo di un maggiore del R.E. e quelli massimi di un
senio re erano sensibilmente inferiori a quelli di un Tenente», Commento alla Milizia, cit., p. lO.
Tuttavia l'opuscolo, curato dal giornalista Achille Benedetti, non è sempre attendibile.
(137) D.L. 27 ottobre 1926, n. 1999.

