Page 166 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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           [ ... ]  Alla  fine  dello  stesso  anno  si  registrava  un  ulteriore  aumento  di  più  di
           30.000 unità  [ ... ]  assorbito,  per la  metà da elementi  borghesi  (professionisti  e
           studenti)  e da impiegati.  [ ... ]
           Alla fine  del  1930 ad una flessione  degli  ufficiali  faceva  riscontro un  ulteriore  au-
           mento di 30.000 unità fra la truppa. Tra le categorie in aumento "agricoltori", "pro-
           fessionisti", relativamente gli impiegati, gli operai e "gli uomini di fatica non addetti
           a lavori fissi".  Le regioni di  provenienza vanno sempre indicate nel  nord e nel cen-
           tro.  [ ... ] La situazione al  dicembre 1931  non segnala significativi spostamenti.  [ ... ]
           Per tutto il 1930 e il  1931  non è quindi  possibile parlare di una crescita di  militi
           tra i "senza lavoro", che convalidi la tesi che vede nella milizia lo strumento pre-
           posto in  questi anni ad assorbire una  forza  lavoro eccedente" (115).

               A quest'analisi  aggiungiamo che  tra il 1929 e il  dicembre  1931  aumentarono
           maggiormente le  iscrizioni  al  sud e nelle  isole,  perché  la  percentuale  degli  iscritti
           del centro-nord passò dal  71  per cento al  67,1. r; alta  percentuale di studenti è da
           mettere in relazione alla  "Leva fascista".  Per  completare l'analisi sarebbe  necessa-
           rio avere  i dati  della popolazione italiana del tempo e  delle sue  occupazioni al  fi-
           ne  di  capire  quali  zone  e  quali  categorie  lavorative  fossero  eventualmente
           sovrarappresentate nella milizia.
               Non abbiamo dati per il  periodo 1932-1937, in compenso ne abbiamo mol-
           ti e discordanti per il  periodo successivo. Un documento del Deuxième bureau,
           il servizio segreto francese, conta al31 agosto 1938 770.000 camicie nere, com-
           presi  i  membri  delle  milizie  speciali  e,  probabilmente,  la  truppa  di  2°  bando.
           Lo  stesso  documento  indica il  numero  degli  appartenenti  alla  milizia  ordina-
           ria,  suddiviso per zona di  appartenenza (116).



               (115)  E.  Vali eri,  DalfJartito armato  al  regime  totalitario:  la  Milizia,  cit.,  p  55-59.  La
           tesi  in  questione è  di  Alberto Aquarone.
               (116)  L'Italia era divisa dall'ordinamento del  1938 in 14 zone; la  P, con sede a Torino con-
           tava 38.763 uomini, la  2 3  (Genova) 41.845, la 3' (Milano)  73.759, la  4 3  (Bologna) 59.534, la 5'
           (Bolzano)  50.230, la 6a (Trieste) 28.387, la 7' (Firenze) 54.100, l'sa (Ancona) 36.542, la 9 a  (Ro-
            ma)  37.268, la  10a (L'Aquila)  34.597, 1'11' (Napoli) 47.897, la  12a (Bari)  32.208, la  Ba (Paler-
            mo)  35.508, la  Ha (Cagliari)  22.737, per un  totale  di 593.375 effettivi. Ministère de  la  Défense
           Nationale et  de  la  Guerre,  Etat-Major de  l'Armée,  2 e  bureau - SAE,  n.  2.508, ltalie - Fiche  de
           renseignemellts n.  19.  Gl'dI'e de  bataille de  la  Milice  à  la  date  du  ler septembre  1938. SHAT, 7-
           N-2926.  Documento cortesemente mostratomi da Giorgio  Rochat. Stupisce il  basso numero de-
           gli iscritti delle zone di Torino e Roma, in parte spiegabile con la situazione locale e in  parte con
            il  fatto  che si  concentrassero lì anche i comandi di  molte delle  milizie speciali,  non contemplate
            in  questo conteggio.  Per Torino si  può  ipotizzare  anche  un  momento di crisi  successiva alla ge-
            stione di  Francesco Tiby di  Linois, che aveva  acuito i contrasti  tra  le  due legioni  di  milizia ordi-
            naria presenti a Torino. In  particolare ci furono forti screzi tra i comandanti delle due legioni:  da
            una  parte  Pietro  Brandimarte,  espressione  della  nuova  classe  dirigente  fascista  e  legato  a Tiby,
            dall'altra Revel,  figlio  di  un generale ed esponente dell'aristocrazia. ACS,  SPD,  Cl'.  b.  13, f.  186.
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