Page 169 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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LA  QUARTA FORZA ARMATA  DI  MUSSOLlNI:  LA  MILIZIA VOLONTARIA  DI SICUREZZA NAZIONALE   149

            Anche  sommando tutte  queste voci  non si  avrebbe comunque che  una parte
         delle spese palesi,  perché le camicie nere godevano di  alcuni vantaggi, come una
         previdenza sociale e sanitaria, sconti per i viaggi in  treno e tram, ecc.,  che sono
         difficilmente  quantificabili  ma  che  rappresentavano comunque dei  costi.  Inoltre,
         dal  1927 i due terzi  del  salario delle camicie nere richiamate in servizio (tempo-
         raneo)  erano  pagati  dal  datore di  lavoro.  Infine,  parte  delle  spese  era sostenuta
         dall'autofinanziamento, sia da parte delle camicie nere stesse, che si  compravano
         divise,  armi  o  addirittura alcuni  mezzi,  sia  dalle  imprese  desiderose di  farsi  ben
         volere dal  regime.  Oltre a  rendere impossibile  quantificare i costi  reali,  l'autofi-
         nanziamento aveva effetti sulla società; essa  si  trovò a sostenere una tassa nasco-
         sta,  ma  anche  unita  in  uno  sforzo  collettivo  che,  nelle  speranze  del  regime,
         avrebbe dovuto amalgamarla.
            Il  comando generale gestiva  l'amministrazione del  corpo attraverso un appo-
         sito ufficio e un consiglio di amministrazione con funzioni  consultive. I fondi per
         i comandi inferiori non venivano inviati direttamente, ma attraverso le  prefettu-
         re, che provvedevano alle spese  di  tutti i reparti nella loro giurisdizione (124).
            Nel  1923,  all'atto  di  istituzione  del  corpo,  la  spesa  maggiore venne  attri-
         buita  alla  Presidenza  del  Consiglio.  Erano  25  milioni,  una  cifra  molto  bassa,
         utile a tacitare le opposizioni e soprattutto gli alleati di governo più critici: nel-
         lo  stesso  periodo  il  bilancio  per l'esercito  era  di  2.200  milioni,  poi  ridotto a
         1.900 (125).  A scopi  propagandistici  venne  diffuso  il  dato  che  tutta  la  MVSN
         costasse allo  stato come 2.500 carabinieri,  le  cui  spese  per  il  totale  dell'arma
         ammontavano a 450-500 milioni (126).  I 25  milioni  furono  confermati almeno
         fino  all'anno finanziario  1926-1927, quando le  spese militari furono così pre-
         ventivate:  esercito  2.378  milioni,  carabinieri  505,  marina  1.040,  aeronautica
         620, truppe coloniali 280, guardia di  finanza 210, MVSN 25, cifre che nel 10-
         ro totale  rappresentarono  il  22% delle  spese  totali  dello  stato(127).  Nel  1927
         la  cifra fu  alzata a 37,5  milioni (128).  Emilio  Canevari ha fornito  cifre  diverse:




             (124)  V.  Verné , M.V.S.N., cit., p. 50-51 e ID., Quello che deve conoscere ogni camicia ne-
         ra, cit., p. 63-64. Quando il comando generale invitò tutti i reparti a contenere le spese in quan-
         to  i fondi  accreditati  dal  governo  erano  inferiori  a  quelli  previsti,  la  circolare  fu  inviata  alle
         prefetture, oltre che ai comandi inferiori MVSN, Comando Generale, Direzione amministrati-
         va,  Ufficio  2°,  Sezione  la,  n.  65537/9799,  Gestione esercizio  finanziario  1940-41,  accredita-
         mento fondi, Roma, maggio 1940 e Idem, Gestione esercizio finanziario 1942-43, accreditamento
         fondi,  Roma,  21  maggio  1942, Ape.
             (125)  G.  Rochat, L'esercito italiano da  Vittorio Veneto a Mussolini,  cit., p.  476.
             (126)  G.  Rochat - G.  Massobrio, Breve storia dell'esercito  italiano dal  1961  al 1943,
         Einaudi, Torino,  1978, p.  217.
             (127)  "Milizia Ligure", a.  1, n.  1, 24  maggio  1926.
             (128)  V.  Verné, La milizia volontaria per la  sicurezza nazionale,  cit., p. 64.
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