Page 170 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            13 milioni per l'esercizio finanziario 1922-1923, poi 25, 29, 48, 43, 87, 90, 107 fi-
            no al  1930(129).  Comunque sia,  la mancanza di fondi  è un leitmotiv della pubblici-
            stica afferente al  corpo. Questo il  duro commento del giornale "Milizia Ligure":

            "La MVSN  è dunque anche  questo  anno  [1926]  la  grande proletaria delle  forze
            armate dello stato.  Con tale bilancio la Milizia non vive ma vegeta. La deficienza
            di mezzi  tarpa le ali ad ogni più geniale iniziativa.  Le  Camicie Nere non si posso-
            no vestire, il tiro non si può fare,  le esercitazioni sono ridotte al minimo, lo sport,
            le gare sono sospese sine die" (130).

               Durante un convegno pubblico Auro d'Alba, il poeta e narratore, capo dell'uf-
            ficio stampa e propaganda della milizia, denunciò "la scarsità di  mezzi, che mi-
            naccia  di  fare  del  volontarismo  italico  in  armi  un  esercito  di  francescani.  [ ... ]
            Siamo poveri, signori,  e chiediamo il  vostro fraterno aiuto.  [ ... ] La  Milizia non
            può  continuare  a  vivere  cosÌ:  perché  se  ci  si  può  chiedere  di  morire  eroica-
            mente, la morte per fame è la  meno adatta ai molti valorosi che  militano nelle
            nostre file"(131).

               Lamentele per la scarsità di fondi  furono  presentate ai  più alti livelli,  poi re-
            se  pubbliche. Nella relazione di  comandante della milizia, Enrico Bazan, al  Gran
            Consiglio  del  1928, pubblicata  «per  ordine  del  duce»(132)  come  supplemento  a
            "Milizia Fascista", il  giornale ufficioso del  corpo, si  legge:

            "[ ... ] Poiché  parlo degli  ufficiali,  voglio  rappresentare al  Gran Consiglio come
            sia  indispensabile,  appena  possibile,  di  migliorarne  le  condizioni  economiche.
            Esse  sono ora tristissime.  [ ... ]

            Bisognerebbe  rinnovare un terzo  del  vestiario  distribuito(133),  ciò  che  allo  stato
            attuale della forza importerebbe circa 20 milioni di  lire.  Dissi del  pari che la ve-
            stizione a nuovo  della  leva fascista  richiederebbe altri  15  milioni, cioè  un  fabbi-
            sogno totale di 35 milioni di lire.  Intanto in bilancio è stanziata la somma di  lire
            10 milioni, che è perciò assolutamente inadeguata al  bisogno.



                (129)  Cifre citate da V.  Ilari - A.  Sema, Marte in orbace,  cit.,  p.  358.
                (130)  "Milizia Ligure", a.  1,  n.  1,24 maggio  1926, articolo senza firma  (Vittorio Verné).
                (131)  A.  D'Alba, Il convegno di Bologna, in "Milizia Italica", a.  1, n.  5,5 aprile 1925, p.  3.
                (132)  E.  Bazan, M.V.S.N.,  cit., p.  9.
                (133)  Almeno fino al  1927 il corpo forniva il vestiario ma non le scarpe né la biancheria. Tut-
            tavia a causa della scarsità di bilancio «non nmi i volontari hanno pontto essere vestiti, molti han-
            no provveduto con mezzi propri». V. Verné, Quello che deve conoscere ogni Camicia Nera,  cit., p.
            59.  Cfr.  anche Commento alla Milizia.  "Quaderni di  divulgazione",  serie II,  n.  1, Istintto Nazio-
            nale di  Culntra Fascista, Roma,  1942, supplemento a "Civiltà fascista",  n.  6, giugno  1942, p.  11.
            Una seconda edizione ampliata fu  pubblicata nel  1943 con l'indicazione dell'autore:  U.  Benedetti,
            Commento alla Milizia.  Seconda edizione con l'aggiunta di una cronologia della M.V.S.N., cito
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