Page 332 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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ed essere serbatoio di ogni iniziativa dell'Europa. E questa vocazione ancillare
dell'Africa avrebbe avuto, quale sommo riconoscimento, l'avvio da parte dell'Eu-
ropa di un piano di sviluppo che tenesse conto per le popolazioni interessate
"del loro grado attuale di semiciviltà o di barbarie e le farà avanzare a tappe ra-
gionevoli" verso una crescita generale. Per l'Asia minore, o meglio per il mon-
do arabo, la situazione si presentava un po' diversamente in quanto Turchia,
Persia e Stati arabi avrebbero dovuto essere riuniti in una o due confederazio-
ni, da collegare all'Europa e da sottrarre, anche se di Asia si trattava, all'ege-
monia del Giappone riconosciuta per l'intero resto' dell' Asia. Ovviamente si
faceva i conti senza l'oste, e cioè pareva ai fascisti italiani che nuovo ordine do-
vesse significare predominio assoluto dell'Italia, magari con qualche accordo-
concessione alla Germania per il Nord dell'Europa. Ma ciò che costoro ignoravano
sul piano delle strategie post belliche era il vero ruolo ciel Giappone che il Tri-
partito, cioè l'accorcio del 27 settembre 1940, gli riconosceva all'art. 2 in vista
della "Grande Asia Orientale".
Infine vale la pena di gettare uno sguardo anche al continente nero: nel ca-
so della risistemazione dell'Africa essa "doveva" diventare nella sua parte nord
"dal Mediterraneo centrale sino all'Oceano Indiano" di pertinenza dell'Italia. I
progetti evocavano la nascita di un "Governo Militare del Sahara Italiano" che
avrebbe conglobato la Libia, la Tunisia e parte dell'Algeria; accanto ad esso vi
doveva essere un "Governo Generale dell'Africa Orientale Italiana" con l'Africa
Orientale Italiana, e le Somalie francese ed inglese, ed infine vi doveva nascere
un "Governo dell'Africa Centrale" con la Nubia, il Corclofan, il Gesira, il Ciad,
l'Ubanghi Sciari e l'Equatoria. eintero sistema sarebbe stato retto da prefetti o
governatori militari italiani. Nel Pro-Memoria sulla Tunisia l'incertezza regnava
anche nei progetti poiché qui si presentavano ben tre soluzioni non omogenee (14l.
La prima doveva prevedere la sostituzione pura e semplice della Francia e quin-
di un pseudo protettorato sul paese; la seconda avrebbe clovuto essere una vera
sovranità diretta dell'Italia, mentre la terza avrebbe portato il paese ad una in-
dipendenza teorica vincolata però a stretti legami con l'Italia. In ogni caso un al-
legato a proposito de La Tunisia sotto l'auspicato dominio italiano precisava che
"la concessione agli indigeni di una cittadinanza italiana piena era da escludere
per ovvie ragioni di carattere razziale e perché gli indigeni non hanno il grado
di sviluppo intellettuale e sociale che garantisca il buon uso dei diritti civili e po-
litici connessi alla cittadinanza italiana". Quanto poi ai 59.485 ebrei presenti in
(14) Sull'insieme di questa questione specifica si veda R. H. Rainero, La rivendicazione fa-
scista sulla Tunisia, Milano, Marzorati, 1978, p. 335 e segg. La puntuale citazione di molti do-
cumenti già ricordati in questo volume non sarà ripetuta. I documenti del 22 novembre 1940
si trovano in ASMAE, Tunisia, busta n. Il, fasc. 2.

