Page 329 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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IL  NUOVO ORDINE MONDIALE:  AMBIZIONI  E REALTÀ  DELL'ITALIA  FASCISTA   311


         indirette  gestite  dall'Italia  si  rivela  enorme.  Il  documento  non  è  certamente
         l'unico,  ma  esso  può darci  un'idea delle  dimensioni  delle  future  conquiste alle
         quali il  fascismo  aspirava.
             Onde meglio conoscere  l'intima motivazione di  questi  propositi e per avere di
         questi disegni  una versione accettabile, conviene rifarsi anche a quanto un eminen-
         te  giornalista  del  regime,  spesso  portavoce  di  politiche  e  di  scelte  ufficiali,  Mario
         Appellius,  ebbe a scrivere in  una collana  dedicata alla  "Vittoria".  In  questa versio-
         ne che è tardiva, poiché è del  1941, ma che,  proprio per questo, sembra riassume-
         re  bene le  varie  posizioni,  non  vi  era  spazio  per  dubbi  o  incertezze:  "Supremo
         obbiettivo  (della guerra) ...  è  di  creare  un  Nuovo  Ordine Mondiale  che  sia  basato
         sulla concordia internazionale, sulla gerarchia delle  nazioni, sulla esistenza di  gran-
         di 'spazi vitali' reciprocamente riconosciuti e rispettati, sulla giustizia economica, sul
         progresso sociale,  sulla  equa distribuzione  delle  ricchezze  del  pianeta e  su  una in-
         telligente ripartizione delle produzioni e del  lavoro. La  Civiltà capitalistica, supera-
         ta  inesorabilmente  dalla  marcia  dell'umanità,  deve  cedere  il  posto ad  una  nuova
         forma di Civiltà, più aderente ai bisogni ed alle aspirazioni del mondo moderno ... " (11).
             Le  premesse di  questa  risistemazione del  mondo erano piuttosto ambiziose,
         poiché,  secondo  questo  disegno,  doveva  "scomparire  dalla  faccia  della  terra  il
         conservatorismo oligarchico inglese,  il  bolscevismo russo,  la potenza politico-fi-
         nanziaria  di  Israele,  la  dominazione  internazionale  dell'oro  e  la  tendenza  della
         plutocrazia  nord-americana  ad  immischiarsi  negli  affari  degli  altri  continenti  e
         paesi". E da questo elenco si  può capire che non era impresa di  poco conto. Va-
         le la pena di  rilevare tuttavia che non mancò neppure, in questi vari discorsi, chi,
         come il  filosofo  del  regime,  Giovanni  Gentile, vi  inseriva una serie non indiffe-
         rente  di  riserve  che,  in  parte,  rifiutava  il  principio,  che  pareva  acquisito  dalla
         maggioranza degli osservatori e degli osannatori fascisti,  di una inevitabile ed au-
         spicata gerarchia delle varie  nazioni in  parte fondata sulle differenze delle razze
         e delle culture.  In  piena guerra ed in  piena discussione sul famoso  nuovo ordine
         da realizzare a guerra vinta, egli  non mancò di ammonire: "Novus nascitur ordo.
         Quale? Quale sarà appunto, lo sapremo, quando vi saremo giunti  ... Un sano mi-
         sticismo,  che è  poi la  concezione austera che si  deve  avere  della guerra come di
         tutta la vita, ci  può dare la  forza dell'attesa serena e fidente.  Ma certo dalla guer-
         ra uscirà una Nuova Asia,  una Nuova Europa, un nuovo mondo  ... per un'uma-
         nità che, senza disperdere i tesori delle sue più grandi tradizioni, spezzi le catene
         che  ne  impedivano  o  minacciavano  lo  sviluppo  e  il  progresso.  E  riconoscerà  il
         vantaggio  della  mutua  intelligenza  e  della  collaborazione  fraterna  delle  razze


             (11)  M. Appcllius, La guerra dell'Asse e il mondo di domani,  in  "Quaderni della Vittoria",
          Roma, Tumminelli,  1941, p.  3.
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