Page 326 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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               Qualcuno,  come  l'autorevole  ministro,  Giuseppe  Bottai,  mostrava  di  temere
           confusioni  ed  incertezza  e  ribadiva:  "Il  Nuovo  Ordine  si  dimostra  più  che  una
           aspirazione vaga. Ma non può, fin  d'ora, mentre la lotta infuria, delinearsi in tut-
           ti  i suoi  elementi costitutivi ...  Ogni tentativo di  costruzione teorica,  se  condotto
           oltre certi limiti, cadrebbe in un pericoloso labirinto di  ipotesi" (5).  Era certamen-
           te  una presa di  posizione che  non dimenticava di  collegare tutti i propositi di  ri-
           voluzione geopolitica all'esito del conflitto, esito che alla fine del 1941, si presentava
           sempre  meno sorridente  per  l'Asse.  In  questa  orgia  di  progetti  non  mancò  nep-
           pure chi collegò l'idea del  nuovo ordine con la dottrina della "difesa della razza".
           In  questa  ottica,  il  nuovo ordine appariva  quale  supremo elemento  di  definitiva
           supremazia della razza ariana sulle altre  razze  e specialmente sulla razza giudaica
           ritenuta all'origine di  tutte le  sperequazioni politiche ed economiche  passate (6).
               Trascurando le  molte altre  pubbliche prese di  posizioni, vale la  pena di  ana-
           lizzare,  a  partire dai  documenti  ufficiali,  segreti  o  riservati,  quale fu  il  genere  di
           considerazioni che le  massime autorità fasciste  facevano riguardo a questo espan-
           sionismo.  Un  documento  ufficiale  del  26  giugno  1940 del  ministro  degli  Esteri
           Ciano dava le  "Istruzioni" circa l'elaborazione di  una vera versione  ufficiale cir-
           ca  le  rivendicazioni  avanzate  dal  governo  fascista.  Era  l'invito  rivolto  al  capo
           dell'Ufficio Armistizio-Pace,  Luca Pietro marchi, a  "preparare uno studio specifi-
           co", ma in tale attesa alcune mete erano indicate, quali  la  Tunisia definita "telTi-
           torio  italiano  con  rettifica  alla  frontiera  con l'Algeria  in  modo da  comprendere
           le  miniere  di  ferro  e  fosfati".  Per  l'Egitto,  "ritiro  di  tutte  le  forze  britanniche.
           Egitto  pienamente  indipendente  con  trattato  esclusivo  di  alleanza  con  l'Italia",
           con "sostituzione dell'Italia alla Gran Bretagna nel condominio del  Sudan anglo-
           egiziano";  infine  per la  Siria,  il  Libano  e  la  Palestina  si  decideva  di  farne  "Stati
           indipendenti  alleati  dell'Italia.  Trattati  di  mutua  assistenza".  Queste  Istruzioni
           erano ispirate da un documento del Ministero  degli Affari  Esteri,  in data giugno
            1940, ''Appunti  per l'Eccellenza  il  Ministro  Ciano  (Bacino  Mediterraneo, etc.)"
           che  meglio precisava le  varie "soluzioni" che venivano proposte per i vari  terri-
           tori mediterranei (7).  Ecco le  conclusioni di  questo primo programma.  Per  la  Tu-
            nisia si  ribadiva "l'appartenenza all'Italia" per un insieme di  ragioni geografiche,
           economiche e demografiche  che la rendevano "necessaria all'Italia  per la  sua si-
            curezza strategica";  ivi  l'Italia avrebbe  avuto l'esercizio effettivo della sovranità,



               (5)  G.  Bottai,  Contributo  dell'Italia  fascista  al  Nuovo  Ordine,  in  "Civiltà  Fascista",
            novembre - diccmbre  1941, p.  Il.
               (6)  E.  Canevari,  La  fJolitica  della  razza  e il  Nuovo  Ordine Europeo,  in  "La difesa  della
            razza",  n.  9,  1941, p.  10.
               (7)  Il  documento del  26 giugno  1940 è riportato in DDI, serie IX, voI.  V,  p.  105, ma non
            appare complcto.
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