Page 324 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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306 ROMAIN H. RAINERO
Questa appare una materia non trattata dagli storici, data anche la sua fluidità
obiettiva e l'assenza di un documento unitario di riferimento definitivo. Le
fonti al riguardo si possono ritrovare, disperse e contraddittorie, nelle varie ri-
viste del regime (I). Ad ogni modo appare interessante evocarne i termini, pur
privilegiandone le versioni territoriali degli spazi mediterranei a favore dell'Im-
pero fascista che erano veramente molte ed erano sempre in bilico tra une rie-
dizione del vecchio colonialismo di stampo francese o inglese ed il "nuovo
imperialismo" fascista dagli incerti contorni.
Nel settore internazionale, il problema si allargava ulteriormente con la no-
zione di Nuovo Ordine Mondiale, cioè con quanto la Germania di Hitler me-
ditava di realizzare a proposito di un proprio futuro nuovo ordine, che non
combaciava per niente con l'insieme delle soluzioni italiane. Le discrepanze
erano molte e corpose per quanto riguardava l'Europa, ed anche l'Africa. Ma
non solo: allorquando si evocava il problema del Mediterraneo orientale, cioè
il Medio Oriente arabo, un terzo protagonista non tardò a presentarsi per illu-
strare il proprio modo di concepire il futuro. Ed era il Giappone il quale, con
il suo Nuovo Ordine Asiatico, non intendeva rinunciare, in nessun modo, a ge-
stire le sorti del mondo arabo, chiamato più volentieri a Tokyo, Asia Minore
od Oriente Medio.
La "questione araba" tornava cosÌ ad essere al centro di polemiche, ma per
qualcuno il ritorno al primo disegno dell'eurocentrismo si rivelava utile. La que-
stione era antica: già in un numero speciale della rivista, ''Antieuropa'' del 1933,
il rivendicato primato di Roma veniva ribadito e diventava un vero programma
di colonizzazione collettiva dell'Europa sotto l'equivoca etichetta di Eurafrica.
Era una vecchia proposta nata negli ambienti degli europeisti, ma questa appro-
priazione fascista ne de figurava profondamente la natura. La nuova proposta ri-
guardava un progetto di integrazione politica dell'Europa con l'idea di mettere
in comune l'intero patrimonio coloniale dei singoli Stati allo scopo di trasformare
tutte le colonie degli Stati europei ed i territori paracoloniali in Africa e nelmon-
do arabo, in zona comune di retrovia dell'Europa stessa, zona da "incivilire" e
da sfruttare. Si parlava anche di "romanizzare" il mondo coloniale come merca-
to e come riserva energetico-mineraria. Per l'Africa e per il mondo arabo, sareb-
be cosÌ risorta un'intesa che ripercorreva le tappe della romanità classica e dello
stesso ideale del Mare nostrum, tante volte evocato da Mussolini. In questa vi-
sione, si coordinavano le idee di alcuni tra i più noti esponenti e studiosi del co-
lonialismo fascista graditi dal regime, quali Paolo D'Agostino Orsini di Camerota,
(1) Nell'Allegato I vengono elencati i principali riferimenti relativi al Nuovo Ordine ap-
parsi nelle più importanti riviste del regime.

