Page 328 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            di  Hitler,  ma essa assume  un  significato  interessante se  la si  mette in relazione
            alle  conclusioni  del  convegno  di  Montoire  con  Pétain  che  paiono  assai  meno
            concilianti con le  tesi  italiane.
               Con le citazioni di  riferimenti antichi e di documenti ufficiali italiani non si
            può, di  certo,  ritenere esaurito il  panorama delle vicende che agitarono gli am-
            bienti governativi italiani a proposito della vittoria dell'Asse e delle conseguen-
            ze geopolitiche a  proposito del nuovo ordine, ma si  deve  insistere  nella ricerca
            dei veri  propositi che il governo fascista  nutriva  nel  segreto riguardo al  futuro
            del mondo mediterraneo, africano ed arabo, propositi che segnano, a lettere cu-
            bitali,  una totale disarmonia con le  "soluzioni" previste  (con  profonde riserve)
            che  venivano  avanzate  circa  l'indipendenza araba  che era al  centro delle  varie
            trattative con gli  esponenti  nazionalisti  arabi.  Ogni equivoco circa  la  sorte po-
            litica  riservata  a  queste  zone,  poteva  essere  coltivato  in  tempo  di  pace,  ma  in
            tempo di  guerra, che proprio sul  territorio del  mondo  arabo si  svolgeva,  il  di-
            scorso diventava estremamente difficile.  E questa  difficoltà cresceva a  dismisu-
            ra  in  quanto  la  coalizione  nemica  non  risparmiava  promesse  seducenti  sul
            futuro  con parole che  diventavano magiche suggestioni,  quali  la  "liberazione",
            la  "democrazia mondiale" e la "decolonizzazione".
               Per  l'Italia,  le  esigenze strategiche di  una guerra imponevano nuovi  discor-
            si  proprio con gli  arabi, discorsi  nei  quali  la  parola "indipendenza" pareva an-
            cora bandita in favore di "autonomia nel quadro di una nuova realtà geopolitica
            del  mondo".  Davanti  a  queste  alternative,  e  soprattutto  di  fronte  alle  iniziali
            incertezze  del  conflitto,  il  mondo  arabo accettava  le  trattative  con  le  potenze
            dell'Asse.  Per  l'Italia,  queste  trattative  si  imponevano,  visto  che  la  guerra  ini-
            ziata  con  baldanza  non  si  presentava  più,  dopo  pochi  mesi,  come  una  guerra
            dalla breve durata e che, proprio nel  mondo arabo, cioè al confine tra Libia ed
            Egitto, essa offriva uno spettacolo negativo della forza  militare italiana che già
            la campagna di  Grecia stava  dimostrando.  Da queste  premesse negative  nasce-
            va, quasi come antidoto di propaganda interna, l'esaltazione dell'utopia del nuo-
            vo  ordine,  ed  anche  il  mito  dell'amicizia  attiva  degli  arabi.  Entrambi  questi
            versanti vanno  tenuto conto,  anche perché un documento finale  di  questo du-
            plice orientamento non è mai  esistito,  ma sono esistite solo versioni più o  me-
            no  attendibili  e  più  o  meno  audaci.  Un  primo  orientamento di  sicura  origine
            ufficiale  si  può  avere  nello  speciale  Memorandum  già  ricordato  preparato dal
            Ministero degli Esteri nel giugno 1940 su  richiesta del ministro Ciano, nel qua-
            le l'elenco delle rivendicazioni italiane appare notevole (10).  L'idea del Mare  no-
            strum  pare  dominare  questi  propositi  e  l'espansione  delle  sovranità  dirette  o



                (10)  Se  nc  veda la  partc esscnziale  ncll' Appendice  II.
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