Page 331 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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IL NUOVO ORDINE MONDIALE: AMBIZIONI E REALTÀ DELL'ITALIA FASCISTA 313
programma è la sistemazione delle molte proposte al riguardo con il vantaggio di
vederlo reso omogeneo in una proposta complessiva (13 ). Infatti le parti importanti
di questo discorso che inizia con un programma sul nuovo ordine internazionale,
sono prevalentemente connesse all'esame delle varie conseguenze geopolitiche
che la sua attuazione doveva comportare. Si trattava infatti di un esame in quat-
tro parti riservate all'Europa, all'Africa, all'Asia ed all'America, il tutto con la pre-
messa generale e con l'ovvia conclusione su "il posto dell'Italia". Alcuni di questi
punti ci paiono molto illuminanti circa il progetto politico dell'Italia nei riguardi
del mondo arabo, africano ed asiatico, progetto politico collegato con alcune pre-
messe internazionali che ne condizionavano non poco l'applicazione.
Il nuovo ordine, secondo l'analisi non certo ufficiale ma sicuramente ufficio-
sa dell' Appellius, avrebbe dovuto implicare sul piano internazionale ben undici
condizioni. A noi ne paiono interessanti alcune, quali "l'esclusione programmati-
ca dell'Inghilterra dall'Europa e dall'Asia orientale" (punto 1); la sistemazione de-
gli ebrei nel mondo in modo che non possano esercitare la loro influenza definita
funesta, sulla vita economica, politica ed intellettuale delle nazioni ([)Unto 4), si-
stemazione della quale non era detta la vera natura. Infine, nel punto 5, veniva
sancita "la ripartizione politica dell'Africa fra tutte le grandi nazioni d'Europa, in
proporzione dei loro bisogni di spazio e di materie prime, in armonia con le lo-
ro necessità geografiche e strategiche, in rapporto con le loro tradizioni e capa-
cità colonizzatrici", in sostanza l'intero continente andava posto sotto la sovranità
diretta o indiretta dell'Italia. Cinsieme di queste proposte veniva condito con la
libertà di ogni nazione (soggeùa all'Europa) di scegliersi il proprio regime, ma
questa libertà non era libera, bensì doveva avere "un contenuto ispirato alla gran-
de concezione rivoluzionaria di Mussolini".
Appare evidente che, in questo quadro cii esaltato europeismo e di ribadita ro-
manità, ben poco spazio veniva riconosciuto alle genti non europee alle quali toc-
cava solo di gravitare ai margini del continente europeo. Esso, peraltro, doveva
riconoscere alla Germania, ma soprattutto all'Italia, un primato definitivo che so-
lo poteva, in un secondo momento, allargarsi alla Spagna. Per il resto l'impianto
generale era v;sto come elemento di servizio a questi Stati considerati i leaders
dell'intera vicenda. Tra l'altro, l'Africa doveva "fornire all'Europa sia quelle mate-
rie prime alimentari ed industriali ... sia quei prodotti tropicali" che l'Europa non
aveva; doveva "offrire residenza e lavoro a quei popoli europei traboccanti ... ",
(13) Tra le molte pubblicazioni del momento, vale la pena di citarne le maggiori: V. Gayda,
Che cosa vuole l'Italia?, Roma, Il Giornale d'Italia, 1940; P. Schl11idt, Rivoluzione nel Mediterra-
neo: la lotta per lo spazio vitale dell'Italia, Milano, ISPI, 1942; R. Bellotti, Nuovo Ordine asiati-
co e Nuovo Ordine Europeo, in "Dottrina fascista", luglio 1940, p. 801 e segg.; G. Taraletto,
L'espansione coloniale nel Nuovo Ordille Euro/Jeo, in "Gerarchia", 1942, p. 406.

