Page 330 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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diverse, nessuna delle quali è nata a servire, e tutte hanno diritto ... a recare
all'umano comune lavoro il libero contributo della propria operosità .. ." (12). Que-
ste dichiarazioni appaiono più che interessanti, anche perché danno all'intero pro-
getto fascista dei contorni così nebulosi da non paterne, se non a fatica, definirlo
in modo omogeneo. Chiaramente questa valutazione di Giovanni Gentile circa il
futuro dell'umanità secondo il Nuovo Ordine Mondiale, appare in non lieve con-
trasto con la dottrina dominante, in quanto, da una parte rinnega il concetto del-
la superiorità razziale definitiva di alcune razze e, dall'altra, non riconosce alle
potenze future vincitrici quel primato che tutte le altre interpretazioni fasciste di
allora riconosceva ai membri del Tripartito vittorioso. Il contrasto era enorme, ma
non fu molto notato, anche perché, come scriveva il Gentile, il problema si pote-
va solo porre a guerra vinta, e questo non era, per niente, un dato sicuro.
La polemica non vi fu e ci si cantonò più volentieri in generiche affermazio-
ni. D'altronde l'idea di una nuova sistemazione geopolitica da imporre al mondo
non era nata con la guerra, ma era stata vagheggiata alcuni anni prima da molti
commentatori politici fascisti e nazisti. Il punto di partenza era la revisione delle
sistemazioni versagliesi, la "vittoria mutilata", e pareva, agli inizi, avere solo due
ambiti, quello delle frontiere europee e quello del mondo coloniale. Dopo lo
scopp'io della guerra, l'idea si allargò di molto e venne illustrata quale program-
ma generale da realizzarsi "dopo la vittoria dell'Asse". Era qualcosa tra i Peace
Aims dell'Asse e la vecchia concezione della revisione delle clausole delle paci del-
la SdN, ma ben presto si arricchì di altri motivi fino a diventare la pura e sem-
plice espressione riassuntiva di ciò che il regime fascista e quello nazista si auspicavano
di realizzare, nei più vari settori geografici, per dare alla loro vittoria un signifi-
cato politico concreto e permanente. Nasceva così il Nuovo Ordine dagli agget-
tivi vari, di volta in volta definito Europeo, Mediterraneo, Africano e, dopo
l'intervento ideologico del Giappone, anche Asiatico. Cidea era quella di scon-
volgere, dal profondo, gli assetti geopolitici del mondo nelle sue varie parti con
decisioni autoritarie prese da Roma, da Berlino e da Tokio.
Per l'Italia questi sommovimenti potevano avere un solo significato, e cioè
finalmente realizzare quelle rivendicazioni territoriali che il duce aveva ripetu-
tamente evocato e che dovevano costituire il premio alla guerra italiana. Pareva
persino che il citare un termine nuovo, quale nuovo ordine, potesse solo avere
il significato antico dei "compensi" e delle "rivendicazioni". Citando il testo
dell'Appellius, non si intende certamente esaurire il panorama complessivo del-
le proposte contenute nel progetto di Nuovo Ordine Mondiale. Infatti molte al-
tre citazioni potrebbero essere fatte, ma ciò che appare interessante in questo
(12) G. Gentile, Il GiaplJone guerriero, in "Civiltà", 21 gennaio 1942.

