Page 453 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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SCENDENDO LE SCALE DEL CONSENSO
(1937-1943)
MARIANO GABRIELE
Scrivendo a Stuart Mill nel marzo 1841, Tocqueville si lamenta dei suoi com-
patrioti: «Ad una nazione costituita in democrazia come la nostra e nella quale i
vizi naturali della razza si trovano in disgraziata coincidenza con i yizi naturali
dello stato sociale, a una simile nazione non possiamo concedere che prenda fa-
cilmente l'abitudine di sacrificare quella che essa crede la grandezza alla tran-
quillità; i grandi affari ai piccoli; non è sano lasciar credere a una simile nazione
che il suo posto nel mondo è più piccolo, che cssa è decaduta dal grado ove l'ave-
vano posta i padri, ma che bisogna consolarsene costruendo ferrovie e facendo
prosperare in seno alla pace, a una pace ottenuta a qualsiasi costo, il benessere di
ogni privato cittadino».
Mill converrà solo in parte: «Il sentimento di orgueil national è l'unico senti-
mento rimasto di quelli che esaltano il patriottismo. Quanto questo sia vero ap-
pare ogni giorno penosamente evidente ... l'unico sentimento che realmente fa
appello al cuore della Francia è quello di sfida all'étranger. Ma in nome della Fran-
cia e della civiltà, i posteri hanno diritto di aspettarsi da uomini come voi... che
insegniate ai vostri concittadini idee migliori su ciò che costituisce la gloria e l'im-
portanza di una nazione di quelle ben abbiette che pare abbiano attualmente ... la
vera importanza di un paese agli occhi degli stranieri non dipende dall'altisonan-
te rivendicazione di importanza, il cui effetto è un'impressione di irosa debolez-
za e nOI1 di forza. Essa dipende invece dall'operosità, dal grado di istruzione, dalla
moralità, dal buon governo».
Non cosÌ pensano gli italiani a metà 1936, né lo hanno pensato quei loro pa-
dri che hanno considerato l'indipendenza com c premessa di dominio. Un pò imi-
tative e un pò velleitarie, le aspirazioni espansionistiche ciel Regno configurano
un imperialismo misero e contrastato, ma non privo di ambizioni, accompagnate
da una costante sottovalutazione clei costi. Dopotutto, nel Risorgimento, france-
si e prussiani non hanno combattuto per l'Italia? E quando arriva Adua, la si ri-
tiene un incidente di percorso.
L'intervento del 19'15, deciso con leggerezza senza avere l'idea del prezzo che
costerà, porta ad annoverare l'Italia tra i vincitori, ma il paese è allo stremo. I
sacrifici sono stati cosÌ grandi che nulla mai potrà compensarli. Così il fascismo

