Page 458 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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            Paolo Monelli definirà  «antico e giusto nelle genti d'Italia».  E tuttavia, anche se
            i  bombardamenti  di  Milano  vanno  nel  conto  dei  germanici  perché  considerati
            rappresaglia per quelli su Londra, proprio nei tedeschi l'opinione pubblica ripo-
            ne  ogni  speranza:  «tutti  attendevano  ogni  giorno le  notizie  d'uno sbarco  in  In-
            ghilterra».  Ciò  avrebbe  risolto  in  modo  ancora  conveniente  il problema  della
            guerra,  non tanto per  <<le  incapacità temperamentali del  popolo italiano a  fron-
            teggiare una forte  opposizione», quanto perché <<l'Italia,  paragonata alla Germa-
            nia  sia  in  organizzazione  civile  sia  in  criminalità,  fa  soltanto  la  figura  di  un
            povero  dilettante  provinciale»  (opinioni,  l'una  e  l'altra,  del  Foreign  Office) (13).
            La  stessa cosa si  può dire dal  punto di  vista militare.  Ma i tedeschi  non sbarca-
            no, e quando in Italia si  comprende che l'operazione «Leone di mare»  è stata rin-
            viata sine die ulteriori timori si diffondono: se i germanici non possono sbarcare,
            quando e come finirà  la  guerra?
                Con l'autunno e l'inverno arrivano Taranto, la sconfitta in Grecia, il  disastro
            in  Africa  settentrionale.  L'Italia  che  ha  dichiarato  la  guerra  ora  fa  la  figura  dei
            pifferi di montagna.  Una specie di  complesso di  colpa collettivo provoca più fa-
            talismo che odio nelle città bombardate: le informative di  polizia parlano di  «cal-
            ma agnostica» a  Napoli; a Genova dicono che se  per dieci  giorni la  città subisse
            il  trattamento  di  Londra  «è  fuori  dubbio  che  la  situazione  politica  sarebbe  da
            considerarsi veramente pericolosa». La  Grecia induce «pessimismo» e «rassegna-
            zione»;  tra i militari albanesi c'è una crisi  di  fedeltà  e la  Guardia di  Finanza,  ol-
            tre  che  combattere,  ha  da fare  coi  disertori  che  fuggono  con le  armi  ed danno
            informazioni  ai  greci (14).  Con  l'Africa  settentrionale  a  Padova  <<la  depressione
            dello spirito pubblico aumenta ogni giorno di  più» per i caduti, i prigionieri e la



                (13)  Cfr  M.G.  Knox, La guerra  di Mussolini  1939-1941, Roma,  Editori  Riuniti,  1984,
            p.  247; A.  Toso, Autobiografia della  R.  Marina  attraverso  le  lettere  censurate nella  II guerra
            mondiale, I,  in  «Bollettino d'Archivio dell'USMM»,  XII, giugno 1999, pp. 200-01  e 2'10-12;
            A.  Santoni, Le valutazioni britallniche d'anteguerra  sulle capacità militari dell'Italia,  ibidem,
            pp.  16  e  19.
                (14)  Comando  Generale della Guardia di  Finanza,  Roma, Archivio  del  Museo Storico,
            fase.  616. Quanto alla partecipazione ai  combattimenti, si  riporta solo un  breve stralcio del-
            la  lettera del  s.ten.  Luigi  D'Amaro (1 ° btg,  2a compagnia) dall'ospedale di  Foggia al  suo co-
            lonnello (21  dicembre  1940):  «Nella giornata del  13  corr.,  dopo  poche ore che  il  Etg e  più
            precisamente  la  1°  e  la  2°  Cp.  avevano  raggiunto  la  linea  più  avanzata  del  fuoco,  il  nemico
            sferrò un  violentissimo attacco contro le  posizioni,  appena organizzate, di  dette compagnie.
            L'attacco  stesso  ebbe  carattere  di  particolare  forza  sul  fronte  della  2 a .  Dopo  strenua  resi-
            stenza,  protrattasi per parecchie ore senza  perdita alcuna,  nel  tardo  pomeriggio del  13, alla
            testa  della  2°  Cp.,  sono caduti  il  capitano  Smalto,  il  s.ten.  Mattiello  e il  brigadiere  Feroldi.
            Molti feriti,  tra cui  lo  scrivente, che ha  avuto il  collo trapassato da un  proiettile, senza però
            alcuna lesione di  organi  vitali.  Nonostante  le  perdite,  particolarmente dolorose,  le  posizioni
            sono state mantenute». Ibidem,  fase.  925.
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