Page 455 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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SCENDENDO  LE  SCALE  DEL  CONSENSO  (1937-1943)                       437


        ostile  schiaccia  letteralmente  la  voce  di  Roma (2),  tanto  che  in  agosto  Ciano  ri-
        corderà quei  giorni come un  incubo:  «Molti  cominciavano a tremare ... Facemmo
        i  capelli  bianchi».  E  in  quella  occasione  Mussolini  dirà,  alludendo  a  Balbo,  che
        l'avrebbe  fatta  «pagare  ai  disfattisti  di  Guadalajara»  (3).  Tra  questi  andava  com-
        preso anche il  parroco di  Balestrate, mandato al  confino per aver spedito la nota
        spese dopo una messa in suffragio di  un legionario e aver  replicato, al  segretario
        locale  del  PNF  che  obiettava trattarsi  di  onoranza resa  a  un caduto per  la  causa
        fascista,  che  <<il  decesso  non era un  fatto  di  causa  italiana,  ma un infortunio,  co-
        me  potrebbe accadere ad  ognuno che  va  in  cerca  di  lavoro  in  imprese  difficili  e
        di  libera  scelta»  (4).  Cepisodio  cade  in  effetti  durante  una  fase  non  breve  di  ag-
        gravamento  della disoccupazione e del  disagio  economico generale,  sviluppi che
        inevitabilmente fanno scendere l'indice di  grà~limento nello spirito pubblico (5).
                             J
            Subentrano avvenimenti  che  non  piacciono  ad  ampie  componenti del  popo-
        lo:  l'Anschluss e le  leggi  razziali  nel  1938, il patto d'acciaio nel  1939. Non sono
        sconfitte militari, ma  delusioni sÌ.  E tuttavia,  malgrado l'autorevolezza della fon-
        te, non condividerei l'affermazione di  Chabod che «nel  1939 il  consenso non esi-
        steva ormai più»  (6):  il fascismo ha educato generazioni nell'orto chiuso della nazione
        e  lì  ha avuto  successo.  Gli  antifascisti  contano  poco.  In  generale,  le  aspirazioni
        della società italiana sono più p~cifiche di quelle del regime, ma non senza la fur-
        besca riserva di  non perdere buone occasioni.  Più che rifiutare le affermazioni di
        potenza, le  masse  ne rifiutano  i costi,  disposte - come  ha scritto Rochat - ad ac-
        cettare prezzi modesti per qualche «rapina coloniale», non quelli alti connessi agli
        scontri campali con grandi  potenze.
            Si  comprende  cosÌ  il  ritorno  di  fiamma  per Mussolini,  «salvatore  della  pa-
        ce»  nella breve illusione di  Monaco, e  l'approvazione della «non belligeranza»,



            (2)  Pcr descrivere  il  ripiegamento, la  stampa inglese  usò  il  termine skedaddle (fuga  pre-
        cipitosa),  che  di  nuovo  sarebbe  stato  impiegato  nelle  fasi  meno  felici  della  guerra  parallela.
        Peraltro,  tornando  alla  Spagna,  la  ritirata  si  svolse  per  un'unica  strada  minacciata  di  taglio
        dai  carri  nemici  e non si  vede cOllle  potesse  esserc eseguita ad  andatura compassata.
            (3)  G.  Ciano, Diario  1937-1943, a cura  di  R.  De  Felice,  Milano,  Rizzoli,  2°  ediz.,  1980,
        25  e 26 agosto  1937, p.  28.
            (4)  S. Carbone e L.  Grimaldi, Il popolo al confino. La persecuzione fascista  in Sicilia,  Roma,
         Ministero dei  Beni  Culturali e Ambientali - Archivio centrale dello Stato, 1989, p.  80-81.
            (5)  Cfr  R.  De  Felice, Mussolilli  il Duce,  II,  Lo  Stato totalitario, Torino,  Einaudi,  1981,
        p.  156-253.
            (6)  F.  Chabod, L'Italia contemporanea  (1918-1948), Torino,  Einaudi,  1961, p.  99.  Pcr
         il  commcnto di De Felice, cfr Musso!ini l'alleato. L'Italia in guerra, tomo 2 Crisi e agonia del
         regime,  Torino,  Einaudi,  1990, p.  571  sgg.
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