Page 457 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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SCENDENDO LE SCALE DEL CONSENSO (1937-1943) 439
la notte precedente la morte, quando dice a Pierluigi Bellini delle Stelle che è sta-
to il popolo a volere la guerra (11), ma esagera anche Churchill quando vuoi far
credere di pensare che «un uomo, un uomo solo» ha portato l'Italia nel conflitto.
Non pochi italiani si illusero di raccogliere i frutti di una vittoria a basso costo,
proprio come il duce; solo, con minore ostinazione.
La guerra dimostra subito che non basta professare la morale del successo per
ottenerlo. In mancanza di altre vittorie compensative, il fiasco sul fronte alpino e
lo schiaffo del bombardamento francese di Genova lasciano il segno; anche dal
mare non arrivano buone notizie: l'occasione perduta di punta Stilo, la sconfitta
di capo Spada. Eppure Mussolini, secondo Ciano, vive la «guerra in uno stato
d'esaltazione metafisica, come se suo fine fosse d'indurire, con la fatica e il sacri-
ficio, gli italiani» (12). Questa fissazione viene da lontano e durerà sino alla fine
dei suoi giorni, caratterizzando il curioso rapporto di amore-odio del Duce verso
i suoi compatrioti. La difficoltà di condurre una politica di forza senza la forza lo
esasperava e lo induceva a riconoscere in una correggibile insufficienza del po-
polo la chiave dei fallimenti, non in un errore suo nel proporre obiettivi non in
linea con gli strumenti che aveva.
Già durante l'estate del '40 le limitazioni dei generi di consumo e le incur-
sioni avversarie fanno capire che la guerra presenta degli inconvenienti. La corri-
spondenza proveniente dalle famiglie e diretta ai militari, controllata dalla censura,
denuncia preoccupazioni: il magro sussidio giornaliero non basta per comprare il
pane e gli strati più poveri della popolazione soffrono per le privazioni fin
dall'inizio. Gli attacchi aerei su centri di tutta l'Italia creano turbamento, dopo le
smargiassate del tempo di pace. Informative di fonte vaticana apprezzano che
l'Italia non potrebbe «resistere ad una forte scossa» e che «si e no il trenta per
cento appoggerebbe il regime fascista».
La propaganda interna predica l'odio al nemico, ma da Milano in luglio e
agosto i rapporti riferiscono uri rafforzamento del sentimento antitedesco, che
(11) Secondo il rapporto ciel Bellini del 15 maggio 1945, avrebbe aggiunto: «nel giugno
1940 tutti gli italiani volevano la guerra ed a me fu detto tante volte:«Cosa aspetti acl entrare?
Non vedi che è il momento buono? Vuoi entrare per ultimo per fare la parte dell'avvoltoio?'
c tante altre cose". Cfr M. Viganò, Arresto ed esecuzione di Musso/ini nei rapporti della Guar-
dia di Finanza, in «Italia contemporanea», n. 202, marzo 1996, p. 134_
(12) G. Bottai, Diario 1935-1944, a cura di G_B. Guerri, Milano, Rizzoli, 1982,4 luglio
1940, p_ 210_ Pochi giorni prima il duce si è di nuovo lamentato dell'insufficienza del suo po-
polo: <<È la materia prima che mi manca. Anche Michelangelo aveva bisogno di marmo per
fare le sue statue. Se avesse avuto soltanto dell'argilla, sarebbe stato soltanto un ceramista. Un
popolo che è stato per sedici secoli incudine, non può, in pochi anni, diventare martello».
Ciano, CiL, 21 giugno 1940, pp. 444-445.

