Page 459 - Le Forze Armate e la nazione italiana (1915-1943) - Atti 22-24 ottobre 2003
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SCENDENDO LE SCALE DEL CONSENSO (1937-1943) 441
perdita del territorio; da Bologna, la fascista città della X Legio, il 4 gennaio
1941 si scrive: «il nemico interno sarebbe poi la grande falange degli italiani che
non sentono e non approvano la politica del Regime». Nel dicembre 1940 scop-
pia una rissa, a Trento, tra militi e alpini. All'inizio del 1941 viene segnalato che
«dalla rassegnazione si sta passando al disfattismo».
È inutile che Mussolini si arrabbi: ha fallito nella costruzione della nazione in-
vincibile, ed è vano che cambi questo o quello. Secondo l'OVRA, i militari di car-
riera cominciano a diffidare di lui ed a considerare i fascisti come intrusi; in Marina
si dice che «dopo la guerra la marcia su Roma la faranno le stellette». Con le scon-
fitte, il regime crolla nella coscienza popolare, anche se nella parte più semplice
sopravvive il mito del Duce che vede e provvede, buono e bravo ma ingannato
da ignoti cattivi. Entro questi limiti è vero quel che scrive De Felice, specie se con-
sideriamo la diversa cadenza temporale con cui la sfiducia popolare si manifesta:
prima l'apparato, la gerarchia, il regime, il fascismo; poi, e perfino con remore,
Mussolini. Ciò non toglie che le disavventure militari lascino il popolo sconten-
to e col desiderio di pace, indifferente ormai alla speranza di futuri trionfi. Una
relazione fiduciaria dell'agosto '41, intitolata <Nerso la disgregazione dello Stato
fascista?». Dice che dopo la Grecia anche il «rispetto per il Duce, sentito o simu-
lato, (è stato) messo però completamente in disparte da allora e sostituito da uno
stato di tollerante dispregio e di malcelato astio» (15).
Tra coloro che ritirano il consenso al duce troviamo anche Annibale Bergon-
zoli, comandante della divisione «Littorio» in Ispagna e del XXIII Corpo d'Ar-
mata in Libia, dove è stato catturato. Dichiara agli inglesi che «sua sincera ambizione
è di vivere abbastanza da potersi ribellare contro il marciume dell'attuale regime
italiano». E per un pò gli inglesi pensano a lui come capo di un esercito antifa-
scista da reclutare tra i prigionieri sotto la bandiera di un «Free Italy Movement»
da allocare in Cirenaica, costituita in Libera Colonia Italiana. Sappiamo dall'am-
basciata britannica di Berna che per il «Free Movement» simpatizzano anche il ge-
neraI manager della Snia Viscosa, conte Comita, il maresciallo Caviglia e la medaglia
d'oro dell'Aeronautica Ernesto Cabruna(16).
Nino Valeri, peraltro, richiama anche un'altra faccia della realtà italiana: «i
giovani cresciuti nel fascismo, isolati dalla vita politica, erano nella loro grande
maggioranza, sostanzialmente fascisti. Abituati ad ubbidire ... accettarono, in ge-
nere, la guerra ... Al fondo dell'atteggiamento dei più vi era, fino alla caduta del
(15) S. Colarizi, L'opinione degli italiani sotto il regime. 1929-1943, Roma-Bari, Laterza,
1991, p. 339-48; R. De Felice, Mussolini l'alleato, tomo II, cit., p. 681-83.
(16) A Santoni, DO/leva consegnarsi al nemico nei florti della Cirenaica Libera, e Tutti gli
uomini del Re, in "Storia Illustrata», 1982, agosto, p. 87-89, e settembre, p. 112.

